Il ministero dei Trasporti ha emanato un'ordinanza per interrompere il fermo dell'autotrasporto alla mezzanotte di martedì 11 dicembre. Nel pomeriggio, sempre di martedì, era saltata la trattativa sulla vertenza dell'autotrasporto. Le associazioni di categoria hanno abbandonato il tavolo a Palazzo Chigi giudicando insufficienti le proposte del Governo. Resta confermato, quindi, il blocco fino a venerdì 14, anche se i rappresentanti degli autotrasportatori si sono detti però disponibili a riaprire il confronto. «Le modalità con cui si sta svolgendo questa agitazione trovano la mia completa riprovazione. Comunicheremo successivamente quelle che sono le decisioni ulteriori del Governo. Comunque non sono questi i modi con cui si affrontano questi problemi», ha detto, irritato, il presidente del Consiglio Romano Prodi. L'incontro a Palazzo Chigi tra il ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi e le associazioni di categoria è durato poco più di un'ora, producendo un nulla di fatto che ha lasciato inalterate le distanze tra le due parti. «Le organizzazioni che hanno indetto il fermo - si legge in un comunicato unitario - hanno preso atto delle comunicazioni del ministro giudicate ripetitive in quanto riferite all'intesa del febbraio scorso per altro ancora non rispettata. Constatata la mancanza di volontà di aprire un confronto sulla piattaforma presentata da tempo dalle associazioni - ha aggiunto Maurizio Longo della Fita/Cna - abbiamo deciso di lasciare l'incontro confermando la nostra piena disponibilità a riprendere il confronto in atto per definire le questioni contenute nella piattaforma. Il fermo continua». Secca la replica del ministro dei Trasporti Alessandro Bianchi: «Le associazioni che hanno proclamato il fermo hanno abbandonato il tavolo. Ma il tavolo prosegue con le altre associazioni sindacali e stiamo lavorando. Non possiamo accettare di proseguire il dialogo con chi pone in essere manifestazioni di questo tipo. Abbiamo riscontri molteplici di forme degenerative. Non possiamo accettare forzature come quelle che si stanno cercando di fare». E proprio al ministro dei Trasporti si è riferito il Garante per gli scioperi nei servizi pubblici, chiedendo di avviare le procedure per la precettazione degli autotrasportatori che con il fermo in corso non garantiscono le forniture indispensabili, oltre a violare l'obbligo di non predisporre blocchi stradali. Duro anche il commento di Confindustria, che giudica ineccettabili le modalità con le quali si sta esercitando la protesta. «Si sta venendo totalmente meno al rispetto del codice di autoregolamentazione sottoscritto da quasi tutti i raggruppamenti associativi dell'autotrasporto», recita una nota di viale dell'Astronomia. L'associazione degli industriali chiede al Governo di agire affinché le autorità di pubblica sicurezza «provvedano a far rimuovere i blocchi attuati dagli autotrasportatori in sciopero e vengano rispettate le garanzie sulla prestazione dei servizi minimi: trasporto della stampa, del latte, dei prodotti destinati a luoghi di istruzione e di assistenza, di animali vivi destinati alla macellazione, di materiali per gli altiforni, di carburante e via dicendo».
Le associazioni che hanno abbandonato il tavolo, sono quelle che hanno proclamato il fermo e sono il Fai, Fita-Cna, Confartigianato-Trasporti, Sna Casa Artigiani, Fiap e Unitai che rappresentano l'80% del settore. Al tavolo sono rimasti Anita, l'associazione che fa capo a Confindustria e Fedit l'associazione che fa capo a Confetra.
Ventimiglia bloccata: fermi in coda 2mila Tir
Sono già oltre 2.000 i Tir fermi a Ventimiglia, tra la barriera dell'A10, l'autoporto, il parco merci e le zone limitrofe. E continua anche il presidio all'ex valico con la Francia, in cui sono stati fermati tutti i Tir in entrata e in uscita. Anche a Genova vi sono stati forti intralci alla circolazione, alcuni mezzi pesanti si sono incolonnati per circa un chilometro sulla strada elicoidale che conduce in porto al varco di San Benigno, un altro incolonnamento c'è stato al porto di Voltri, mentre alcuni blocchi sono stati effettuati ai caselli dell'A7 di Bolzanetto, Busalla, Sampierdarena e Serravalle Scrivia, provocando problemi anche sulla viabilità normale. Il fermo alla frontiera dei mezzi pesanti sta mettendo in seria difficoltà le imprese che esportano frutta, verdura e fiori in Francia e Inghilterra. Qualche problema comincia a registrarsi anche nei rifornimenti ai supermercati della Liguria, in particolare di frutta e verdura: alcuni magazzini si sono dovuti scusare con la clientela per la scarsità di queste merci. Secondo i dirigenti di alcuni supermercati, se il blocco continuerà, da domani potrebbe verificarsi una penuria di frutta e verdura.
Gravi i problemi anche per chi deve fare rifornimento: alle 16 di oggi oltre l'80% delle pompe di benzina ha esaurito le proprie scorte, secondo quanto riferisce Confesercenti. Entro questa sera - afferma la Fegica, il sindacato dei gestori aderenti alla Cisl - gli impianti della rete distributiva, sia urbana sia autostradale, sarà sostanzialmente a secco. Gli automobilisti stanno facendo lunghe file di attesa presso quelle stazioni di servizio che ancora hanno le ultime quantità di prodotti stoccati.
Il rischio paralisi è molto elevato anche in Campania per quanto riguarda la raccolta dei rifiuti: lo sciopero degli autotrasportatori, infatti, sta bloccando il prelievo dell'immondizia dalle strade, mettendo in ginocchio l'intera regione. Secondo l'Asia, l'azienda speciale igiene ambientale del Comune di Napoli, nel capoluogo partenopeo giacciono oltre 730 tonnellate di immondizia. E la situazione potrebbe peggiorare questa sera qualora lo sciopero dovesse proseguire. La notte scorsa i servizi di raccolta sono stati garantiti soltanto parzialmente. Secondo quanto riferito dall'Asia, allo stato attuale gli impianti sono tutti fermi e, con tutti gli automezzi pieni, non si è in grado di garantire neppure i servizi minimi essenziali. Ma se la situazione a Napoli città è drammatica, si complica ulteriormente nelle altre aree della regione. Nei 90 comuni della provincia di Napoli rimangono a terra tra le 25mila e le 27mila tonnellate di rifiuti, 5mila nell'agro aversano e 60mila quelli che sono nei siti di stoccaggio.
La Fiat sospende la produzione a Mirafiori, Termini Imerese e a Melfi
La Fiat di Termini Imerese (Palermo) è stato costretta oggi a fermare la produzione e a mettere gli operai in cassa integrazione. Allo stabilimento della società automobilistica torinese, infatti, a causa dello sciopero degli autotrasportatori non arrivano i componenti per assemblare la Lancia Ypsilon. Lo sciopero degli autostratrasportatori sta avendo riepercussioni pure allo stabilimento di Mirafiori (Torino) e a Melfi per mancanza di forniture. «Trovo che sia inconcepibile che in un momento come questo si possa bloccare un Paese, una economia e quindi auspico che si trovi una soluzione», ha detto il presidente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, a margine dell'assemblea nazionale dell'Unione degli industriali romani in corso nella capitale. «Dobbiamo ripristinare in questo paese i diritti, ma anche i doveri - ha aggiunto Montezemolo - l'autorevolezza e la capacità anche dello Stato di decidere». Il secondo giorno di sciopero sta provocando disagi alla circolazione in tutta la Sicilia. Da Catania a Palermo, da Messina a Siracusa e Caltanissetta e Agrigento si registrano concentramenti di mezzi pesanti.