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Leggi italiane da cambiare

di Marco Mele

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31 gennaio 2008

Finalmente. Il titolo del comunicato stampa della Corte di giustizia europea sintetizza undici anni di leggi che hanno impedito la crescita della concorrenza e del pluralismo nel settore televisivo: "Il regime italiano di assegnazione delle frequenze per le attività di trasmissione radiotelevisiva è contrario al diritto comunitario". Si salva solo il Sic, non per questioni di merito, ma perché il decimo dei quesiti inoltrati dal Consiglio di Stato alla Corte di Strasburgo sul caso Europa 7, è stato dichiarato "irricevibile" dalla Corte perché non è stato specificato di quali disposizioni del diritto comunitario il giudice nazionale chiede l'interpretazione.

Di interpretazione, quindi, si tratta, non di un sentenza esecutiva, che spetta ora al Consiglio di Stato, si spera in tempi brevi, entro l'estate. Ciononostante si tratta di un'interpretazione che spazza via in un sol colpo undici anni di normative, regolamenti, Piani di assegnazione delle frequenze mai attuati, a vantaggio esclusivo delle tv incumbent e a svantaggio dei nuovi entranti e delle tv minori, non della sola Europa 7.

Le direttive comunitarie sulla comunicazione elettronica, da quando sono in vigore e l'articolo 49 CE sono contrarie a una normativa nazionale che porti un titolare di concessione, come Europa 7, nell'impossibilità di trasmettere per mancanza delle frequenze di trasmissione.

Tale regime di assegnazione, quello della legge Maccanico del 97, con il rinvio all'Autorità per le comunicazioni della fissazione della data in cui attuare il tetto pari al 20% delle concessioni e quello della legge Gasparri, che limita alle tv analogiche la possibilità di avviare la tv digitale "non è stato attuato sulla base di criteri obiettivi, trasparenti, non discriminatori e proporzionati come impongono le direttive europee.

Non solo: la legge non si limita ad attribuire agli operatori esistenti, anche privi di titolo, come Rete4 e Tele+Nero, un diritto prioritario alle frequenze ma "riserva loro tale diritto in esclusiva e senza limiti di tempo", "senza prevedere un obbligo di restituzione delle frequenze eccedenti" dopo la transizione al digitale. Come dire: le frequenze non sono proprietà di chi le usa grazie a un'autorizzazione dello Stato. E devono essere assegnate insieme alle concessioni. In Italia, invece, le frequenze non sono mai state assegnate una prima volta, eppure sono soggetti a un trading, un mercato legittimo sì, ma a partire dalla prima assegnazione.
Il regime transitorio della legge Maccanico è stato "consolidato" (punto 94 della sentenza) dalla legge 122 del 2004, la Gasparri, "che ha consolidato l'effetto restrittivo" constatato per la legge del 97, con la sua mancata attuazione.

Chi si dovrebbe vergognare per tale sentenza? Le Autorità di controllo prima di tutte. Un'Antitrust che, dopo una penetrate indagine conoscitiva, nel 94, non ha fatto seguire alcuna istruttoria o indagine per analizzare e valutare la concentrazione nel settore e le restrizioni alla concorrenza messe in evidenza, dall'indagine conoscitiva e dalla sentenza di oggi. Un' Autorità per le comunicazioni che, sulle posizioni dominanti come sul Regolamento di attuazione della legge Maccanico, ha rinviato ogni intervento - pur previsto dalla leggi, nel caso delle posizioni dominanti.
Maurizio Gasparri, alla caduta del governo Prodi, ha commentato "Bene, la mia legge sulle tv non sarà cambiata". Ha assolutamente ragione. Dopo due procedure d'infrazione della commissione Ue, una specifica sulla Gasparri e le leggi che l'hanno preceduta, l'altra sulla pubblicità tv e dopo la sentenza di oggi, tale legge non va cambiata. Va completamente disattesa.

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