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L'andamento delle consultazioni

di Nicoletta Cottone

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30 gennaio 2008

Concluse le consultazioni al Quirinale, il Capo dello Stato, dopo una pausa di riflessione, ha convocato al Colle per le 17 il presidente del Senato Franco Marini. Fra poche ore si saprà, dunque, se Marini avrà un incarico «pieno» o un mandato esplorativo. Ecco la cronaca delle quattro giornate di consultazioni.

Quarta giornata di consultazioni. Per Berlusconi l'unica strada è andare subito al voto, per Veltroni, invece, occorre un Governo a 12 mesi per votare nella primavera del 2009, varando le riforme di cui il Paese ha bisogno o un Esecutivo breve per andare alle urne a giugno, modificando la legge elettorale. Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha lanciato l'invito a non andare a votare con questa legge elettorale, mentre Carlo Azeglio Ciampi ha ricordato che siamo nelle mani di un presidente saggio. Ecco il dettaglio degli incontri del Capo dello Stato il 29 gennaio. Nel corso della mattinata di consultazioni Berlusconi ha chiesto al capo dello Stato elezioni subito, contro l'immagine di un'Italia nella spazzatura. Unica strada percorribile per uscire dalla crisi è il ritorno al voto. Il Cavaliere boccia l'ipotesi (con un secco «sarebbe tempo perso») di un mandato pieno per formare un nuovo governo affidato a Giuliano Amato o Franco Marini. Per il leader azzurro l'attuale legge elettorale può garantire una maggioranza e il problema è solo l'alibi per non andare al voto. No a un governo a tempo, per poche, rapide riforme, perché «bisogna toccare la costituzione, e rapidamente non può essere». No a elezioni anticipate dal segretario del Pd Walter Veltroni: «l'alternativa delle elezioni anticipate non corrisponde al bisogno del Paese». Per il leader del Pd «occorre trovare una soluzione positiva per la stabilità del paese e per un governo con coerenza programmatica». Al presidente della Repubblica il Pd ha presentato due proposte: la prima quella di fissare la data delle elezioni nella primavera dell'anno prossimo e nel frattempo portare a termine un disegno di riforme costituzionali a partire dalla legge elettorale; la seconda ipotesi é fissare la data per le elezioni entro qualche mese, nella prima metà di quest'anno, portando a termine la riforma della legge elettorale, a partire dalle bozze messe a punto dal presidente della Commissione affari costituzionali del Senato Enzo Bianco. Veltroni, comunque, ha anche precisato che alle elezioni si andrà «con uno schieramento che avrà al suo centro il programma e non lo schieramento stesso». Nel pomeriggio il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha detto al Capo dello Stato che bisogna evitare di arrivare alle urne con questa legge elettorale che ha creato instabilità e ha privato i cittadini del diritto di scelta. «A mio avviso - ha detto Cossiga - deve essere fatto di tutto per evitare che si vada alle elezioni con questa legge, che è causa di instabilità e ha privato di cittadini di qualsiasi tipo di scelta dei deputati e dei senatori». Il presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro ha lasciato lo Studio alla Vetrata senza rilasciare dichiarazioni. Carlo Azeglio Ciampi ha detto uscendo dallo Studio alla Vetrata che «La Repubblica è nelle mani di un presidente saggio, competente ed esperto». Napolitano ha poi annunciato una pausa di riflessione prima di rendere nota, domani, la sua decisione motivata.

La terza giornata. La terza giornata di consultazioni si è conclusa con l'appello del segretario del Pd Walter Veltroni per un Governo di 8, massimo 12 mesi per realizzare le riforme istituzionali e la riforma elettorale. Nello studio alla Vetrata, ieri, lunedì 28 gennaio, Lega Nord e Alleanza nazionale hanno chiesto elezioni subito, mentre il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini ha proposto un Governo di pacificazione o il voto. Il segretario di Rifondazione comunista, Franco Giordano, punta a un governo di scopo e attacca Berlusconi, accusandolo di intimidazioni al Capo dello Stato. Ecco, nel dettaglio, le richieste. Il leader del Carroccio Umberto Bossi ha chiesto al presidente Giorgio Napolitano elezioni politiche immediate. «Non siamo disposti a sostenere nessun tipo di Governo - ha detto al termine dell'incontro il leghista Roberto Maroni - Napolitano sciolga subito le Camere». La Lega, contraria a un mandato esplorativo, ha chiesto anche al Capo dello Stato di bloccare Prodi sulle nomine (sul punto ha poi risposto un comunicato di Palazzo Chigi, che ha precisato che le nomine saranno compito del prossimo Governo). Subito dopo è stata la volta del leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini , che chiede un Governo di pacificazione o voto. «Un paese in ginocchio - ha detto Casini - ha bisogno di un governo di pacificazione tra la gente più responsabile di centrodestra e di centrosinistra». Se non è possibile, dice il leader dell'Udc, elezioni subito: «siamo indisponibili a pasticci, confusioni e trasformismi». Se ci fossero le elezioni ad aprile con l'attuale governo, ha detto Casini, bisognerebbe inserire nell'attuale legge elettorale il meccanismo delle preferenze, per consentire di far scegliere i cittadini e non i partiti. Governo di scopo, per sbloccare la legge elettorale è la richiesta del segretario di Rifondazione comunista Franco Giordano a Napolitano. «Abbiamo chiesto al Capo dello Stato - dice Giordano - un governo a termine, di scopo, per sbloccare la legge elettorale sull'impianto dell'ultima bozza Bianco così da contrastare ogni trasformismo». Giordano ha espresso, inoltre, contrarietà per le «intimidazioni inquietanti» giunte al Capo dello Stato per andare a immediate elezioni, facendo riferimento alla mobilitazione di piazza annunciata dal leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, per indire elezioni immediate, che non sarebbero affatto piaciute al Quirinale. Poi ha chiesto che «tutte le forze della sinistra si presentino unitariamente alle elezioni». Elezioni subito per il leader di Alleanza nazionale Gianfranco Fini. «Il tentativo di dare vita a un governo unicamente per fare la legge elettorale non ha senso, perché in 24 mesi di legislatura sulla legge elettorale si sono registrate solo divisioni». Per il presidente di An, Napolitano dovrebbe «prendere atto» della situazione politica e quindi di conseguenza «sciogliere le Camere per andare al voto».

La seconda giornata. Sabato 26 gennaio i radicali non si sono presentati all'incontro al Quirinale, Mastella ha detto no a un Governo tecnico e ha chiesto elezioni anticipate, Di Pietro sarebbe disponibile a un breve governo tecnico per confezionare una nuova legge elettorale. Sabato, al termine delle consultazioni, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva sottolineato che per ora «é impossibile qualsiasi anticipazione e qualsiasi sintesi». Nello studio alla Vetrata, il Capo dello Stato ha ricevuto per primi gli esponenti di Autonomie, Liberté, Democratie: il senatore Carlo Perrin e l'onorevole Roberto Nicco hanno chiesto di varare un Governo che affronti la revisione della legge elettorale, le riforme istituzionali essenziali e alcune indispensabili misure sul piano economico e sociale. Analoga posizione quella del Sudtiroler Volkspartei, che ha detto no a elezioni subito e sì a un governo di transizione. Hanno, invece, chiesto elezioni il prima possibile i rappresentanti della Dc per le Autonomie e del Nuovo Psi. Per il Partito Repubblicano e il Movimento per le autonomie la prospettiva di elezioni anticipate è inevitabile. I Popolari-Udeur capitanati dall'ex Guardasigilli Clemente Mastella, artefice della crisi di governo, si sono detti contrati a governi tecnici. «La politica - dice Mastella - sia il medico della sua acuta malattia. Siamo quindi per elezioni politiche anticipate. All'indomani del voto, magari, si potrà aprire una nuova fase costituente, un nuovo patto politico generazionale». I radicali hanno deciso di non partecipare alle consultazioni e hanno inviato al Capo dello Stato un documento articolato nel quale spiegano di essere passati a una forma di non collaborazione nella fase delle consultazioni, facendo riferimento ai ricorsi per le contestazioni elettorali dei radicali, respinti dalla Giunta per le elezioni di Palazzo Madama. I socialisti hanno chiesto un nuovo governo per approvare la legge elettorale, partendo dal modello regionale della bozza Chiti. Per l'Italia dei valori, Antonio Di Pietro vorrebbe tornare al più presto al voto, ma è disponibile «a un governo istituzionale a brevissimo tempo» per approvare una nuova legge elettorale. Alfonso Pecoraro Scanio, segretario dei Verdi ha chiesto a Napolitano di reincaricare Prodi per non interrompere il risanamento economico nel momento in cui si possono aumentare i salari e reinvestire su giovani e precari. Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, chiede di andare al voto . «Meglio - dice - rispetto a qualunque pasticcio, incomprensibile agli occhi degli elettori di sinistra, andare al voto». La Sinistra democratica è favorevole a un governo a termine «di cui sia chiara la missione e il mandato, breve, con pochi punti» di cui non dovranno far parte i «trasformisti». Sul fronte della legge elettorale si può ripartire dalla bozza Bianco.

La prima giornata. Ad aprire il giro di incontri venerdì 25 gennaio è stato il presidente del Senato Franco Marini, seguito dal presidente della Camera Fausto Bertinotti. Tutti e due al termine dell'incontro non hanno rilasciato dichiarazioni. Nel colloquio con il Capo dello Stato e il gruppo misto al Senato, Francesco Storace (La destra) ha chiesto elezioni subito, mentre Roberto Manzione (Unione democratica per i consumatori) vorrebbe evitare elezioni anticipate e punta sullo svolgimento del referendum. Aniello Formisano (Idv), a nome del gruppo misto, si è rimesso alle valutazioni del Capo dello Stato «che sicuramente andranno nell'interesse del Paese». Pietro Fuda (Partito democratico meridionale) ha chiesto «un accordo minimo sulle riforme a partire dalla legge elettorale per poi affrontare le urne». Salvatore Cannavò (Sinistra critica) è favorevole a «una legge proporzionale pura senza sbarramenti che è la chiave di soluzione per la crisi di italiana sistema che dura da 15 anni». Valdo Spini (Socialisti per la costituente) dice no alle elezioni anticipate ma vuole un «patto di governo per arrivare fino alla Finanziaria» e non un «governicchio» che in pochi mesi non consenta di raggiungere nessuno degli obiettivi utili al Paese. Per Giorgio La Malfa (Partito repubblicano italiano) è inevitabile il ricorso alle urne, per Ricardo Antonio Merlo, rappresentante degli italiani che risiedono in Sudamerica, «l'Italia ha bisogno di definitive riforme istituzionali, prima fra tutte quella elettorale». Oskar Peterlini (Gruppo delle autonomie al Senato) ritiene che questo sia il momento meno opportuno per elezioni anticipate a causa della situazione economica e sociale del paese.

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