Il mondo dell'economia torna a far sentire la sua voce, nell'ultimo giorno di consultazioni del capo dello Stato, per ribadire che una riforma delle legge elettorale resta il passaggio obbligato «nell'interesse del Paese e nell'interesse di chi sarà chiamato a governarlo».
Il messaggio questa volta è affidato a una nota unitaria, che reca il titolo di «Manifesto per la governabilità» e che è stato sottoscritto da nove sigle del mondo imprenditoriale: Confindustria, Lega delle Cooperative, Confcooperative, Confcommercio, Confartigianato, Cna, Confesercenti, Casartigiani e Confagricoltura.
Il documento parte dalle difficoltà che arrivano da un quadro economico internazionale «in netto peggioramento, con gli attuali prezzi di gas e petrolio e con un euro drammaticamente sopravvalutato rispetto al dollaro, l'Italia rischia un 2008 vicino alla crescita zero». Da qui l'appello a tutte le forze politiche: «Gli sforzi delle imprese, che continuano a diversificare i mercati, a innovare prodotti e processi, vengono minacciati anche dai danni all'immagine internazionale del Paese – si legge nel comunicato –, mentre in un momento in cui avremmo bisogno del massimo impegno sui problemi dell'economia, la crisi politica è precipitata». In questa situazione la richiesta di andare subito al voto è legittima e comprensibile, per il mondo dell'impresa: «Certamente nella situazione in cui ci troviamo è giusto dare la parola ai cittadini».
Ma con l'attuale legge elettorale, senza voto di preferenza e con liste preconfezionate, «la scelta degli eletti sarebbe tutta nelle mani delle segreterie dei partiti» aggiungono le associazioni datoriali. Nessun riferimento al referendum elettorale, anche se da diversi leader delle associazioni firmatarie era arrivato un sostegno esplicito nelle ultime settimane della raccolta di firme. Un'altra indicazione arriva invece sull'organizzazione delle due Camere: «Grazie agli attuali regolamenti parlamentari – è la considerazione – si riprodurrebbero alleanze pronte a frantumarsi il giorno dopo per gli interessi egoistici di tanti micropartiti dotati di poco consenso ma di grandi e inaccettabili poteri di veto». Le riforme sono dunque indispensabile. Ma devono essere realizzate in tempi brevissimi. Imprenditori, commercianti, artigiani e l'intero mondo delle cooperative lo dicono con chiarezza, convinti «che la necessità di scrivere poche regole del gioco non può essere un pretesto per perdere tempo, per allungare le liturgie della crisi o per riaprire un confronto in cui ogni giorno si ricominci da capo». Se la riforma si può fare la si faccia con un Governo, insomma, «che in poche settimane porti a termine questo compito». Il documento non si sbilancia nell'indicazione di formule come «Esecutivo di transizione» o «istituzionale» o «tecnico». Il problema di fondo è la stabilità del quadro politico e la capacità di decidere: senza una soluzione condivisa sulle regole «il problema è solo rinviato perché abbiamo bisogno di governabilità per cambiare e rendere più moderno il Paese». Serve, insomma, una stagione di grandi riforme. Altrimenti si rischia di perdere il treno della crescita: «L'autentico bene comune, che consente di generare risorse per la ricerca, l'innovazione, le infrastrutture, il potere d'acquisto dei cittadini, la solidarietà verso i meno fortunati. Senza crescita – è la conclusione del Manifesto – c'è solo più conflitto e troppi problemi restano irrisolti. Il risanamento e la stabilizzazione della finanza pubblica restano comunque fondamentali. Per questo l'obiettivo di ridurre in modo strutturale la pressione fiscale su imprese e cittadini si può conseguire solo con un forte impulso alla crescita con una drastica riduzione della spesa pubblica a cominciare dalle tante sacche improduttive».