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| SPECIALE ELEZIONI 2008 | |
| Pd, corsa agli imprenditori in lista
di Paolo Madron
Qualche volta, in ossequio alla parola d'ordine "facce nuove" che Walter Veltroni ripete quotidianamente come un mantra ai suoi collaboratori, nel Partito democratico si lasciano prendere la mano. Così il segretario del Veneto, l'ex sindaco di Padova e senatore Paolo Giaretta, ha bussato alla porta di Massimo Calearo. E gli ha chiesto se fosse disponibile a fare un pensierino su una sua eventuale candidatura. Cortesemente, il presidente di Federmeccanica ha rinviato la proposta al mittente. Interpellato sul perché avesse pensato proprio a Calearo, che per la verità in passato non ha mai manifestato simpatie per la sua parte politica, Giaretta è stato lapidario: «Veltroni ha detto basta con la cultura delle appartenenze, quindi quella dell'industriale vicentino poteva essere una candidatura spiazzante». Il Corriere del Veneto, che ieri ha rivelato il contatto galeotto tra i due, scriveva che a colpire Giaretta fu il commento che Calearo rilasciò all'indomani della manifestazione dell'ottobre 2006 contro il Governo Prodi. Quando, nella piazza di Vicenza gremita all'inverosimile, tutti i leader dell'allora Casa delle libertà sfilarono sul palco marchiando a fuoco la politica economica del professore bolognese. «In piazza se piove ci si bagna, e se c'è il sole si suda»dichiarò allora Calearo: frase che tra i maggiorenti del centro-sinistra fu interpretata come una chiara presa di distanze dalla manifestazione organizzata da Silvio Berlusconi e dai suoi alleati. Ma per un Calearo che ringrazia e rifiuta ci sono altri imprenditori che invece guardano al progetto veltroniano con un certo interesse. Quello di Matteo Colaninno, insomma, non sarà l'unico candidato di matrice confindustriale che gli elettori troveranno sulla scheda. Gli uomini vicini al segretario hanno contattato anche Margherita Mastromauro, vicepresidente dell'Associazione industriali di Bari con delega alla comunicazione e al marketing, nonché titolare del pastificio Riscossa, nome che ai maggiorenti del Pd deve essere suonato benaugurante. Per la Mastromauro potrebbe valere il modello Lombardia 1, dove Colaninno è capolista e Veltroni il numero due, posto che in Puglia toccherebbe ça va sans dire a Massimo D'Alema. Non ha sortito invece effetti l'asfissiante pressing su Anna Maria Artoni, ex presidente dei Giovani industriali, che dopo averci pensato alla fine ha deciso di continuare a dedicarsi all'azienda e agli impegni in associazione. È la seconda volta, fu così alle ultime ammini-strative, che l'ex centro-sinistra corteggia invano l'imprenditrice di Reggio Emilia. Siccome, sempre Veltroni dictu, le liste dovranno avere una presenza femminile di tutto rilievo, la ricerca di candidate è spasmodica. Giaretta, per esempio, si è rivolto alla veneziana Carla Rey, vicepresidente nazionale dei giovani della Fipe. Ma il Pd ha in serbo altri due colpi a effetto. Il primo sempre nel Veneto, un tempo vandea bianca e ora terra leghista, dove ha chiesto la disponibilità di Jacopo Silva, il presidente dei giovani industriali di Padova, che hanno come loro motto un verso di Hey You, celebre canzone dei Pink Floyd: Togheter we stand, divided we fall. Il secondo colpo mira a un altro degli otto vicepresidenti nazionali di Confindustria, il siciliano Ettore Artioli, che peraltro non è nuovo ai corteggiamenti della politica. Tre anni fa l'allora Ulivo lo sollecitò a candidarsi per la presidenza della Regione Sicilia. «Finora non mi hanno ancora chiesto nulla –dice Artioli –ma confesso che ho guardato con grande simpatia alla discesa in campo di Colaninno, proprio nello spirito di rinnovamento della politica di cui si è fatto propugnatore Veltroni». Al quartier generale del Partito democratico in molti sono sorpresi dall'attenzione del mondo industriale nei confronti del partito. «Certo – spiega un collaboratore del segretario – la decisione di correre da soli rinunciando alle frange estreme che invece convivevano con noi nell'Unione ha reso la nostra proposta più attraente». All'euforia dei democratici corrisponde per contro una certa preoccupazione dei vertici del Popolo della libertà. La decisione del Cavaliere di riconfermare tutti gli uscenti riduce oggettivamente gli spazi di manovra per poter rinnovare le liste. Forti sono perciò le richieste a Berlusconi affinché non lasci all'avversario un vantaggio competitivo tale da annullare la ancora ampia forbice nei sondaggi che, all'unanimità, danno a tutt'oggi il Pdl vincente. | |
| 22 febbraio 2008 | |
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