Fiamme nei campi rom del quartiere periferico di Ponticelli a Napoli. Alcuni roghi dolosi sono infatti stati appiccati nell'insediamento di via San Pietro e Paolo dove sono state distrutte alcune baracche disabitate.
Il campo, uno dei più grandi della zona, era stato liberato, anche grazie all'aiuto delle Forze dell'ordine, nelle ultime ore dopo che la situazione era degenerata. Dallo scorso sabato, quando una rom di 16 anni aveva tentato il rapimento di una piccola di sei mesi, gli abitanti del quartiere hanno iniziato azioni di ritorsione nei confronti dei rom che abitano in zona.
Sul posto i Vigili del fuoco e la Polizia che sta presidiando il campo.
Un secondo campo rom è stato incendiato, sempre nel quartiere Ponticelli a Napoli.
L'accampamento era stato allestito nei pressi di via Argine, a poca distanza da quello in via San Pietro e Paolo dato alle fiamme nella tarda mattinata. Anche questo secondo campo rom era deserto, dal momento che i nomadi si sono spostati in altre zone.
La rivolta dei cittadini contro i senza fissa dimora, con incendi di baracche e masserizie lasciate nei campi, mira a scoraggiare il ritorno degli zingari nel quartiere.
«L'assalto ai campi rom presenti sul territorio di Napoli rappresenta un dramma sociale al quale le istituzioni locali stanno doverosamente lavorando». Lo sottolinea l'assessore alle Risorse strategiche Bilancio della Provincia di Napoli Guglielmo Allodi in una nota. Allodi, che ha partecipato questa mattina ai tavoli tecnici in Prefettura, aggiunge che «gli episodi di intolleranza e di violenza che si stanno verificando non sono degni di una comunità civile. La permanenza dei rom sul territorio cittadino deve essere garantita nel rispetto della più assoluta legalità». «Va però detto con altrettanta chiarezza che in questa vicenda l'intromissione della criminalità organizzata è evidente e non è certo un alibi per le istituzioni locali - continua - la camorra da anni occupa con i suoi traffici illegali una parte di quel territorio danneggiandone pesantemente la vita sociale ed economica. A Napoli l'emergenza è da sempre il brodo di coltura del malaffare, che intercetta il malessere sociale e approfittando della debolezza della politica e degli enti locali espande il suo controllo del territorio e condiziona le risposte delle stesse istituzioni. In questo modo negli ultimi trent'anni si sono scritte le pagine più nere della storia di questa città. Di fronte a ciò dobbiamo tenere alta la guardia per evitare che i poteri criminali allunghino le mani su questa ennesima emergenza».