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‘Ndrangheta, con droga e appalti giro d'affari di 44 miliardi

di Roberto Galullo

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21 maggio 2008

Il giro d'affari della criminalità organizzata calabrese è di 43,7 miliardi all'anno, di poco superiore al prodotto interno lordo di Estonia (13,2 miliardi) e Slovenia (30,4 miliardi). Dopo quattro anni di silenzio, Eurispes è tornata all'analisi del fenomeno criminale, con la presentazione a Roma del Dossier ‘Ndrangheta Holding 2008.
Il quadro che emerge dovrebbe indurre Governo e Parlamento a contrastare con efficacia la pervasività delle cosche che, ogni giorno di più, inquinano la società e l'economia non solo calabrese ma ormai di tutta Italia.
Al primo posto negli c'è il traffico di droga, di cui la ‘ndrangheta detiene il monopolio grazie all'asse con i narcos sudamericani e colombiani in particolare, come dimostra anche l'operazione condotta in porto martedi dalla magistratura e dalle Forze dell'Ordine in diverse regioni, per la quale sono state eseguite 48 ordinanze di custodia cautelare. In un anno le sostanze stupefacenti rendono 27,2 miliardi, pari al 62% del totale dei profitti illeciti.
Ad allarmare, però, è la costanza con la quale le cosche calabresi continuano a trarre immense ricchezze dal controllo degli appalti e dei lavori pubblici. Un business fiorente che garantisce 5,7 miliardi. Del resto non solo le inchieste (passate e attuali) della magistratura ma gli stessi recenti omicidi delle ‘ndrine sembrano ruotare intorno a questo settore. I magistrati continuano a bloccare cantieri sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria e sulle statali mentre il fuoco della criminalità si indirizza verso imprenditori, come Antonio Longo ucciso il 26 marzo a Lamezia, che probabilmente si inseriscono con le loro commesse in affari già prestabiliti tra criminalità, politica e massoneria deviata, che in Calabria ha un potere immenso.
A completare la ricca torta degli affari criminali, settori come la prostituzione e il traffico di armi, ma una riflessione meritano quei 5 miliardi che ancora oggi derivano da racket e usura.
In Calabria non esiste infatti attività commerciale e imprenditoriale che non sia sotto il giogo del pizzo. Recentemente Confesercenti ha calcolato che un commerciante su due paga. È verosimile credere che sia una stima per difetto, così come è provato che la proprietà di una quota rilevante di esercizi passi nelle mani di prestanome delle cosche a seguito delle difficoltà dei vecchi proprietari di assecondare le richieste sempre più esose degli estorsori. Le denunce, però, sono sempre poche e questo è soprattutto dovuto alla scarsa fiducia nei confronti dello Stato e della sua presenza sul territorio.
Eurispes ha anche analizzato la percezione dei calabresi sulle azioni di contrasto alla ‘ndrangheta. Non mancano le sorprese. Fa riflettere infatti quel 9% di cittadini secondo il quale la mancanza di una cultura della legalità è tra le principali cause della diffusione della criminalità organizzata. Colpisce anche che appena il 6,7% dei calabresi ritenga che il presidio dell'Esercito rappresenti una valida forma di contrasto e solo il 16,1% solleciti il rafforzamento delle Forze dell'Ordine dispiegate sul territorio. Meglio, insomma, puntare sull'inasprimento delle pene: così, almeno, la pensa il 28,9% dei calabresi.

roberto.galullo@ilsole24ore.com

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