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La mancata assegnazione di frequenze per Europa 7 vale 3,5 miliardi

3 giugno 2008
ANALISI / Nessuna legittimazione per Rete 4 (di Marco Mele)

La richiesta di frequenze da parte di Europa 7 merita una nuova «risposta motivata» dal Governo, che dovrà tener conto anche della sentenza della Corte di Giustizia Ue sul caso. La giustizia amministrativa non può imporre all'esecutivo l'assegnazione di frequenze, ma solo pronunciarsi su un eventuale risarcimento danni: 2,169 miliardi in caso di attribuzione delle frequenze, 3,5 miliardi in caso contrario. La decisione arriverà dopo la risposta del Governo e l'udienza è prevista per il 16 dicembre, quando dovrebbe essere pervenuta anche la documentazione aggiuntiva chiesta al ministero e all'Agcom (entro il 15 ottobre).
Retequattro, comunque, potrà tenersi le sue frequenze: il ricorso di Europa 7 che puntava ad annullarne l'autorizzazione a trasmettere viene respinto perchè «tardivo».
La lettura dei testi delle sentenze con le quali il Consiglio di Stato si è espresso il 31 maggio sull'annosa vicenda di Europa 7 (l'emittente che nel 1999 vinse la gara per una concessione nazionale ma che non ha mai potuto trasmettere per mancanza di frequenze) conferma dunque le anticipazioni contenute nel comunicato stampa diffuso sabato scorso.

I giudici di Palazzo Spada giudicano «inammissibile» la richiesta di Europa 7 di condannare direttamente il ministero dello Sviluppo economico (che ha assorbito anche le competenze del dicastero delle Comunicazioni) a un «facere» specifico, cioè all'assegnazione della rete o delle frequenze. La «strada corretta» da seguire, spiegano, è la richiesta al ministero di «porre in essere ogni adempimento necessario all'attribuzione di frequenze e di reagire contro l'eventuale inerzia o diniego espresso». Un percorso già intrapreso da Europa 7 con una diffida e poi con l'impugnazione della nota con la quale, già nel 1999, il ministero rispose di no alla sua richiesta di frequenze. Nel 2004 il Tar accolse il ricorso dell'emittente: quella sentenza, contro la quale si è appellata Mediaset, viene confermata oggi dal Consiglio di Stato.
A questo punto il ministero, «unitamente all'Autorità», dovrà «rideterminarsi sull'istanza di Europa 7», «con piena applicazione della sentenza della Corte di Giustizia».
Interpellata dallo stesso Consiglio di Stato (che le ha chiesto un parere «con esclusivo riferimento alla domanda di risarcimento per equivalente»), la Corte di Strasburgo «ha ritenuto contrastante con il diritto comunitario una normativa nazionale la cui applicazione conduca a che un operatore titolare di una concessione si trovi nell'impossibilità di trasmettere in mancanza di frequenze di trasmissione assegnate sulla base di criteri obiettivi, trasparenti e non discriminatori».
Il ministero dovrà chiarire, tra l'altro, come ha risposto all'attuale sentenza del Consiglio di Stato; quali frequenze si sono rese disponibili dal 2000 a oggi e quali modalità di assegnazione sono state adottate; qual è la situazione della concessione di Europa 7, che secondo l'amministrazione è scaduta nel 2005 (aspetto sul quale pende ancora un contenzioso di primo grado). Anche l'Autorità dovrà produrre una relazione su tali questioni, precisando i motivi per cui non ha adottato il piano frequenze, come prevedeva invece la concessione rilasciata a Europa 7. Infine, la stessa Europa 7 dovrà documentare l'attività svolta dal 1999 con i relativi bilanci, spiegando tra l'altro perchè non ha partecipato alla gara per l'assegnazione di frequenze bandita dall'ex ministro Paolo Gentiloni nel 2007.
Quanto al diritto di Retequattro a trasmettere, il Consiglio di Stato ha confermato la sentenza con cui il Tar aveva bocciato il ricorso di Europa 7 che puntava all'annullamento dell'abilitazione concessa alla tv del gruppo Mediaset. Il motivo essenziale è rappresentato, spiega la sentenza, dalla «tardività» del ricorso di primo grado.

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