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Effetto-derivati: 300 milioni

di Daniele Lepido

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15 giugno 2008

Un rendiconto positivo, la soddisfazione di aver rispettato il Patto di Stabilità, ma anche la preoccupazione per i fondi, ancora da trovare, sull'Expo 2015 e soprattutto la spada di Damocle dei derivati, che potrebbero aver raggiunto una minusvalenza teorica non lontana dai 300 milioni di euro (ma è un dato non ufficiale), su un nozionale di 1,7 miliardi.
Il Comune di Milano ha chiuso nei giorni scorsi il rendiconto 2007 con un avanzo di bilancio di 155,73 milioni di euro, in flessione di 2 milioni sull'anno precedente. I costi della «macchina amministrativa – come l'ha definita il sindaco Letizia Moratti – si sono ridotti del 13% e questo ci ha consentito di offrire maggiori servizi ai cittadini: dal bonus bebè ai libri di testo gratis anche per gli allievi delle scuole medie». Con investimenti totali di 547 milioni.

Ma da Palazzo Marino le notizie non sono solo positive. A preoccupare la Giunta milanese ci sono i tre miliardi di copertura previsti per l'Expo 2015, con la deadline del 30 giugno per l'approvazione del Dl fissato dopo la vittoria su Smirne (si veda Il Sole 24Ore del 13 giugno), con l'ipotesi di una proroga di un mese dell'attuale Comitato di pianificazione. Risorse che ancora mancano e sulle quali il Bie chiede certezze.
A pesare sui conti futuri del Comune di Milano ci sono anche i derivati sottoscritti nel giugno 2005, ancora sotto la giunta di Gabriele Albertini, a fronte dell'emissione obbligazionaria a tasso fisso trentennale da 1,685 miliardi. Il Comune trasformò poi il tasso in variabile con uno swap, mentre nel corso di questi ultimi tre anni i contratti sarebbero stati rinegoziati sei volte: tre dalla giunta Albertini e tre da quella Moratti. Complici le tensioni sui mercati, le minusvalenze accumulate si sarebbero gonfiate, secondo una prima stima, fino a raggiungere una cifra ipotetica di 300 milioni di euro.

Da Palazzo Marino, intorno al tema derivati, c'è il più stretto riserbo. Anche perché, in vista di un computo esatto delle perdite complessive, il Comune ha nominato tre saggi (Paolo Chiaia, Cesare Conti e Nicolino Cavalluzzo), che nelle prossime settimane, forse già a luglio, renderanno pubblici per la prima volta i numeri ufficiali sulle perdite causate dai derivati.
«Avendo il Comune di Milano venduto i credit default swap alle banche con le quali aveva stipulato i derivati (Deutsche Bank, JP Morgan, Ubs e Depfa Bank, ndr) – dice una fonte vicina al Consiglio – ed essendo cresciuti molto in queste settimane i differenziali sul rischio di credito, anche le perdite sono aumentate». Tradotto: con il rialzo continuo dell'Euribor, anche gli interessi che il Comune dovrà pagare sono saliti alle stelle.
Sul nozionale di 1,7 miliardi di euro, le perdite teoriche ammonterebbero quindi al 15-20 per cento e già nel bilancio 2009 potrebbero iniziare ad essere "spalmate" le prime uscite reali, quantificabili per quell'anno in circa 20 milioni.

daniele.lepido@ilsole24ore.com

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