Gli studenti italiani? I più impreparati d'Europa. Peggio di noi solo Grecia, Portogallo, Bulgaria e Romania. Per risalire serve uno scatto di orgoglio nazionale. Dunque, merito, valutazione e autonomia: queste le linee guida per il mondo della scuola del ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Nel corso dell'audizione alla commissione Cultura della Camera, il ministro ha sottolineato che nella scuola italiana "serve un cambiamento epocale di mentalità, ma la società è pronta e se lo aspetta. Non sarà semplice, non sarà immediato, ma io voglio dare il mio contributo per spargere i "semi del merito": germoglieranno, ne sono sicura, l'Italia è pronta". Occorre uno sforzo unanime per adeguare gli stipendi degli insegnanti alla media Ocse. Come? Aggredendo le cause delle iniquità del sistema, "mediocre nell'erogazione dei compensi, nei risultati, nelle speranze". Rivalutando il ruolo degli insegnanti, a partire dal riconoscimento del loro status professionale. Sul fronte delle risorse, la coperta è corta, ma "la scuola è una priorità, non è un capitolo di bilancio qualunque".
Merito e fatica, dice il ministro citando i Quaderni dal carcere di Antonio Gramsci, sono gli unici fattori possibili di promozione sociale. "Occorre persuadere molta gente che anche lo studio é un mestiere, e molto faticoso, con un suo speciale tirocinio: é un processo di adattamento, é un abito acquisito con lo sforzo, la noia e anche la sofferenza".
E' composta da quattro "I", per il ministro, la patente indispensabile per percorrere le strade del terzo millennio: oltre a inglese, internet e impresa, anche l'italiano, termine con il quale il ministro comprende l'antico trinomio "leggere, scrivere, far di conto". L'italiano, dice il ministro, come fa dire Leonardo Sciascia al professor Carmelo Franzò, "non è l'italiano: è il ragionare". E' il territorio, dice il ministro, in cui si esercita la ragione, la ricerca del senso, la matematica e le tre "i", che fioriscono bene solo in questi alveo di significato.
In classe tolleranza zero contro il bullismo. «Non saranno più tollerati gli atti che non rispettano i compagni di classe, gli insegnanti, le strutture, il patrimonio comune». Sono allo studio, segnala il ministro, provvedimenti e norme più severe.
Si rifiuta, il ministro, di considerare il sistema della formazione professionale come una sorta di suburra dove relegare forzosamente adolescenti difficili. "Diamo a ogni persona la sua scuola, e ogni persona troverà nella sua scuola le ragioni per frequentarla con profitto". Una motivazione, insomma, per stare sui banchi. Una scuola per tutti, anche per chi è diversamente abile. Integrazione, poi, per gli immigrati, a partire dall'insegnare a tutti la lingua italiana e la Costituzione.
Il ministro chiude dicendo che la scuola italiana non è un malato terminale: è necessario uno scatto d'orgoglio di tutti. E chiede la collaborazione di tutti nello "sforzo di ricostruzione della principale infrastruttura italiana".