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Negli asili nido caro rette e liste d'attesa interminabili

di Donata Marrazzo

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31 luglio 2008
DOCUMENTO
L' Indagine di Cittadinanzattiva

In Italia gli asili nido sono cari e difficilmente accessibili: più di tremila strutture e 130.244 posti disponibili in 1.388 comuni (il 17% dei municipi italiani) non coprono le esigenze delle famiglie con un bambino da zero a tre anni. Nonostante il numero dei nidi comunali sia cresciuto, un quarto dei genitori che richiede l'iscrizione rimane in lista d'attesa: al Sud è così per il 30% delle domande presentate, al Centro per il 29% e al Nord per il 18 per cento. Un nucleo familiare con un reddito lordo annuo pari a circa 44.200 euro spende 3mila euro per la retta scolastica del proprio bambino. Un costo che ammonta a circa il 10% della spesa media mensile totale e ha un'incidenza del 6,5% sul reddito lordo disponibile (e di circa l'8,5% su quello netto) se si considerano 10 mesi di frequenza a tempo pieno. I dati sono contenuti nel dossier sugli asili comunali in Italia dell'Osservatorio prezzi & tariffe di Cittadinanzattiva: una ricerca condotta in tutti i capoluoghi di provincia che evidenzia le gravi carenze del nostro Paese nell'ambito delle politiche familiari per cui si investe solo l'1% della ricchezza nazionale, nettamente al di sotto della media dell'Unione Europea pari al 2,1 per cento. Cifre che se accompagnate a quelle dell'alto tasso di disoccupazione femminile, lasciano comprendere la difficile possibilità di accesso agli asili comunali: solo per il 6% dei bambini. Altrove come in Francia, Irlanda e Danimarca le percentuali salgono 38% e al 64%. Una situazione peggiore è riscontrabile solo in Spagna (5%) e in Grecia (3 per cento).

La regione che raggiunge il più elevato numero di nidi è la Lombardia con 617 strutture e 27mila posti disponibili. Seguono l'Emilia Romagna (540 nidi e 23.463 posti), la Toscana (399 nidi e 14.137 posti), il Lazio (244 nidi e 13.571 posti) e il Piemonte (223 nidi e 11.052 posti). Si spende meno in Calabria dove gli asili costano alle famiglie 118 euro al mese, più care le rette in Trentino Alto Adige (406 euro). La città più economica si conferma per il terzo anno consecutivo Roma (146 euro), seguita da Chieti (162 euro) e Reggio Calabria (167 euro). Nella graduatoria delle città più costose, tra quelle che offrono il servizio a tempo pieno, si confermano Lecco, con la retta record di 572 euro al mese, Belluno, Bergamo, Mantova, Cuneo, Treviso, Sondrio e Vicenza, mentre Udine e Pordenone subentrano a Mantova e Varese: tutte nel Nord Italia. I comuni annualmente contribuiscono in media con circa 600 euro a bambino (la Valle d'Aosta ne spende 892, la Basilicata 285). Confrontando i posti disponibili nei capoluoghi di provincia con il numero dei bambini residenti, la copertura del servizio raggiunge il 24% in Emilia Romagna ed un minimo dell'1.9% in Calabria. Al Sud, infatti, dove il tasso medio di occupazione femminile è del 22,5% (al di sotto di ben 10,3 punti percentuali rispetto alla media nazionale) viene localizzato solo il 14% dei servizi di asilo nido comunale. Il 59% è concentrato nelle regioni settentrionali, il 27% in quelle centrali: nulla fa pensare di poter raggiungere entro il 2010 una copertura del 33%, come previsto dall'Europa.

Dallo studio condotto da Cittadinanza attiva, che propone un piano nazionale straordinario per dotare i comuni di 2mila nuovi asili nido entro il 2010 e una maggiore attenzione alle regioni del Sud, si evince proprio una mancanza di pari opportunità tra le diverse aree del Paese visto che l'80% dei nidi è concentrato nelle regioni centrosettentrionali. Spesso al meridione si riscontra solo il servizio a tempo corto e ciò spiegherebbe il minor costo delle rette rispetto alle altre zone d'Italia. « La nostra indagine evidenzia l'ennesimo ritardo accumulato dal nostro Paese e l'abisso che ci separa dall'Europa - commenta il vicesegretario generale di Cittadinanzattiva Giustino Trincia – l'Italia continua a soffrire della mancanza di una politica basata sulla promozione di servizi sociali, con la conseguenza che il Sud continuerà a perdere colpi, il Centro Nord a rincorrere condizioni più adeguate alle proprie esigenze, mentre migliaia di giovani famiglie saranno costrette ad arrangiarsi da sole».

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