«La nostra dignità, la vostra tranquillità, un'unica cittadinanza che invoca rispetto». Questo lo striscione appeso da alcuni islamici all'ingresso del Vigorelli, ad accogliere il flusso dei fedeli che da viale Jenner si sono recati al velodromo per la preghiera del venerdì. Pochi i presenti, circa 500, che hanno occupato una piccola parte del centro sportivo, gli uomini nel campo da rugby e le donne a pregare ordinatamente sugli spalti.
Non certo l'arrivo in massa di islamici da tutta Milano, come era stato paventato dai residenti e da alcuni consiglieri di Forza Italia. Alcuni sono rimasti a casa per paura del clima di tensione, altri per mancanza di informazioni o per timore di controlli sui permessi di soggiorno. Pochi anche i residenti che hanno partecipato al presidio organizzato da "La Destra" nei pressi del velodromo. Alcuni 'city angels' di lingua araba, volontari di strada, mandati dal comune hanno affiancato viglili e polizia come mediatori culturali.
Parole dure da parte del presidente del Centro culturale islamico di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari, contro l'intervento in mattinata di Daniela Santanchè, che si era dichiarata contraria alla preghiera al Vigorelli e si era scagliata contro alcune donne coperte dal burqua («La legge non consente di andare in giro con il volto coperto», ha detto).
«La signora Santanchè - commenta Shaari - fa il suo mestiere, è fascista e da lei non mi aspetto niente che non sia in linea con il suo credo politico. Lo spettacolo che c'è stato fuori non aiuta il dialogo, ma abbiamo fiducia nell'anima democratica di Milano». Venerdì prossimo gli islamici si trasferiranno al Palasharp, zona Lampugnano, in attesa di trovare entro settembre una struttura dove pregare in attesa della costruzione di una o più moschee sul territorio. «Spero che il prefetto - conclude Shaari - ci convochi settimana prossima per cominciare a pensare a una soluzione. Ormai abbiamo preso questa strada, e non torneremo più indietro in viale Jenner».