Bologna ricorda la strage del 2 agosto 1980 cercando di mettere la parola fine sulle polemiche dei giorni scorsi. Una calorosa stretta di mano tra il primo cittadino Sergio Cofferati e il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi ha gettato acqua sul fuoco della frase dell'assessore comunale agli affari istituzionali Libero Mancuso che aveva spinto rotondi a rimettere in discussione la sua presenza alla commemorazione. «Grazie di esserci», ha detto il presidente dell'associazione familiari delle vittime Paolo Bolognesi salutando il ministro.
Nel suo messaggio a Bolognesi il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha sottolineato che «occorre coltivare un dovere della memoria che si traduca in una rinnovata ampia assunzione di responsabilità per la difesa dei valori di democrazia, libertà e giustizia come fondamento del nostro patto costituzionale e garanzia irrinunciabile di crescita politica, culturale e sociale anche per le nuove generazioni». La strage alla stazione provocò la morte di ottantacinque persone e il ferimento di oltre duecento. «Le immagini di quel crimine così barbaro e vile, che scosse e scuote tuttora nel profondo la coscienza degli italiani - scrive il capo dello Stato - rimangono impresse in modo indelebile nella memoria dell'intero Paese».
In piazza, però, le cose sono andate un po' diversamente e il clima è stato meno improntato alla riappacificazione. Fischi all'indirizzo di Cofferati, in piazza Medaglie d'oro. Sono partiti dalle file delle rappresentanze sindacali Rdb non appena il primo cittadino ha preso la parola. Si sono aggiunti gli insulti gridati dai rappresentanti dell'assemblea antifascista permanente. Poi è toccato a Rotondi, che presa la parola dal palco allestito nel piazzale antistante la stazione, è stato fischiato da un gruppo di persone. Cofferati ha poi parlato di «una cosa molto contenuta. Io sono molto contento anche delle cose che ha detto il ministro».
«Non mi disturbano i fischi, che ringrazio, sono i soli che mi considerano un ministro», ha poi commentato Rotondi, riferendosi alle parole dell'assessore del Comune di Bologna, Libero Mancuso, che aveva definito Rotondi incolore, per cui non valeva prendersi la briga di fischiare.
I messaggi di Berlusconi, Schifani e Fini. «Il governo tiene alta la guardia contro il riemergere di vecchie minacce e contro l'aggressività delle nuove». Così il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, nel messaggio inviato al sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, in occasione del 28° anniversario della strage del 2 agosto 1980. Al primo cittadino, il premier assicura la sua vicinanza ««Come italiano e come presidente del consiglio, nel mesto anniversario di una delle pagine più tristi e dolorose della nostra storia». Bologna, ha aggiunto, «ha pagato un duro tributo al terrorismo e l'italia intera non dimentica e condivide il suo dolore».
Il presidente del Senato, Renato Schifani ha detto che «un'occasione indispensabile perché tutti, ma le nuove generazioni in particolare, continuino la lotta contro l'oblio e contro il terrorismo». In un messaggio al sindaco, Schifani rileva anche come «il valore di una nazione, la sua stabilità, la sua solidità morale e civile risiedono nella capacità della società di reagire dinanzi a queste terribili vicende».
Infine il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un messaggio a Cofferati e al presidente dell'associazione tra i familiari delle vittime ha detto ritenere «necessario che, dopo tanti anni, si dissolvano le zone d'ombra che hanno suscitato perplessità crescenti nell'opinione pubblica intorno all'accertamento della verità sulla strage. Sarebbe un servizio prezioso reso alla democrazia del nostro Paese». Nel ricordare «l'immane sofferenza di tante famiglie e l'oltraggio intollerabile alla città inferti dal vile atto terroristico», il presidente della Camera ha sottolineato come «in questo giorno di lutto tutti gli italiani devono stringersi intorno ai bolognesi in un abbraccio ideale che sia il frutto della coesione e della concordia a testimonianza della solidità delle Istituzioni».