È la giornata dell'abbraccio pubblico tra Massimo D'Alema e Pier Ferdinando Casini, ieri più vicini che mai per fare fronte comune contro la proposta della maggioranza sulla legge elettorale europea. Dopo mesi di corteggiamento dell'ex ministro degli Esteri, finalmente il leader Udc si è concesso tra gli applausi dei militanti del suo partito riuniti nella festa di Chianciano. A unirli, come si diceva, è la battaglia parlamentare che si preparano a fare contro quello sbarramento al 5% e il «no» alle preferenze disegnato dal progetto di legge del Pdl che sarà discusso alla Camera già a partire da martedì. Se il calore dei centristi ha avvolto D'Alema, ad avvolgere Fabrizio Cicchitto sono stati i fischi arrivati dalla platea di Chianciano che non perdona il tentativo del Pdl di "stroncare" l'Udc con una legge punitiva.
Per il Pd – e in particolare per l'ex ministro degli Esteri che ha sempre coltivato il dialogo con l'Udc – questo fronte di battaglia parlamentare diventa cruciale per ricucire vecchie alleanze a sinistra (che sarebbero tagliate fuori da uno sbarramento al 5%) e per conquistarne di nuove, come appunto l'Udc. Però, sotto sotto è anche vero che ai veltroniani questa legge potrebbe andare bene e che la richiesta di uno sbarramento al 3% è più di facciata per mantenere buoni rapporti di vicinato con Rifondazione, Socialisti e Udc. Già perché più la legge europea consente la frammentazione abbassando la soglia del 5%, più il partito di Veltroni rischia di scivolare sotto il 30% a tutto vantaggio delle piccole formazioni. Dunque, se per D'Alema questo fronte può portare alla realizzazione del suo schema di alleanze (Udc e Prc) e di legge elettorale – il tedesco – per Veltroni la questione è spinosa.
Il Pdl non cercherà di alimentare lo scontro e per questo si prepara a concedere qualcosa sulla soglia di sbarramento – portandola al 4% ma non al 3% – ma senza arretrare sulle preferenze perché in una legge che le salvasse, An (partito organizzato) vincerebbe la sfida di europarlamentari con Forza Italia. Al momento, però, ciascuno rispetta il suo schema di battaglia, più apparente che sostanziale. E così il Pd fa asse con l'Udc, Prc e Socialisti, mentre Pdl e Lega mantengono il punto. Ieri si è visto alla festa dei centristi a Chianciano: D'Alema ha attaccato la proposta che «è la goccia che fa traboccare il vaso», Lorenzo Cesa ha parlato di «un tentativo di ridurre la libertà del Paese», Casini ha detto di accettare la sfida «di uno sbarramento al 7% purché loro accettino le preferenze».
A spiegare quale clima animerà il dibattito nelle aule parlamentari è Gaetano Quagliariello, vicepresidente dei senatori Pdl e consulente del premier sulle riforme. «Il fatto che abbiamo presentato un Ddl parlamentare e non governativo indica chiaramente che la nostra non è una proposta blindata. Siamo disponibili a mediare purché vengano mantenuti i principi e il significato politico del nostro progetto». E quali sono? «Lo sbarramento è coerente con le elezioni nazionali: cioè, evitare la frammentazione che l'opinione pubblica ha dimostrato di non volere». E le preferenze, i cittadini le gradirebbero o no? «Non per le elezioni europee – spiega Quagliariello – per le quali si deve apprestare una squadra di politici competenti più che popolari. Senza contare che il legame tra europarlamentare e territorio è più sfumato perché prevalgono gli interessi nazionali. Ma il punto più importante è che con le preferenze si alzano i costi della politica: in un collegio ampio una campagna elettorale costa un milione di euro».
È vero però che per l'Udc lo sbarramento vuol dire tutto. Perché quel 5% potrebbe escluderli e soprattutto tagliarli fuori dai rimborsi elettorali (punto che più duole). È questo che dà la convinzione ai centristi che il Pdl voglia dare il colpo definitivo a Casini. E su questo crinale si muove D'Alema che cerca di stringere un patto con l'Udc con la prospettiva (remota) di una nuova legge nazionale sul modello tedesco rilanciata tra gli applausi di Chianciano.