Sono molti i falsi e le bugie della sinistra sulla scuola. Attacca il premier Silvio Berlusconi nel corso della conferenza stampa sulla scuola, tenuta a Palazzo Chigi insieme al ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini. Berlusconi sulla scuola annuncia assoluta fermezza. «Avete quattro anni e mezzo per farci il callo, non intendo retrocedere di un centimetro».
Il premier dice che la «sinistra è contro il decreto Gelmini, che, ricordo, è un decreto e non la riforma della scuola. Tenta di costruire un'opposizione di piazza su un terreno circoscritto, perchè come governo siamo inattaccabili su tutta una serie di provvedimenti». Così, insiste il premier, «sono passati come verosimili allarmismi assolutamente inutili verso milioni di italiani». Anche oggi, dice il premier, dalla sinistra hanno chiesto di ritirare il provvedimento sulla scuola. Ebbene, «noi andiamo avanti. Siamo assolutamente convinti, andiamo avanti in una direzione lungamente meditata».
No all'occupazione delle scuole. Non permetteremo, ha detto il premier, «l'occupazione di scuole e università. L'occupazione non è una dimostrazione libertà o un fatto democrazia, ma è violenza verso gli altri». Oggi, annuncia Berlusconi, sarà convocato il ministro dell'Interno Maroni per dare indicazioni su come devono intervenire le forze dell'ordine, per evitare che possano accadere» occupazioni di scuole e università. «L'ordine deve essere garantito. Lo Stato deve fare il suo ruolo - dice il premier - garantendo il diritto degli studenti che vogliono studiare di entrare nelle classi e nelle aule».
Veltroni: «Il premier soffia sul fuoco». Su queste parole nel pomeriggio è intervenuto il segretario del Partito democratico, Walter Veltroni, che ha accusato il premier di soffiare sul fuoco e lo ha invitato a ritirare il decreto Gelmini. Quanto al ministro in questione, la protesta di questi giorni, ha dichiarato, «è politica e ha come obiettivo la lotta al governo Berlusconi, con la regia della sinistra e dei centri sociali». Per la Gelmini «la sinistra ha scelto la scuola e l'università come terreno di scontro politico e sono indignata perché in molte scuole e atenei alcuni gruppi minoritari ostacolano l'ingresso. Questo non é esercizio di democrazia, ma di prepotenza».
Duro attacco di Silvio Berlusconi ai media. Per il premier i media non hanno informato adeguatamente sulle novità introdotte dal decreto sulla scuola. Berlusconi si è anche detto preoccupato del divorzio tra i mezzi di informazione e la realtà. «I giornali italiani - ha detto il Cavaliere - non raccontano la realta» e la tv pubblica «diffonde ansia e solo le situazioni di protesta». Il Presidente del Consiglio ha espressamente chiesto ai giornali di dare spazio alla conferenza stampa di Palazzo Chigi. «In una precedente conferenza stampa sulla scuola non é avvenuto così. Sarei indignato se della conferenza stampa di oggi non si desse informazione ai lettori dei giornali».
Nessun taglio alla scuola pubblica. «Non ci sono tagli alla scuola», sostiene il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, replicando alle critiche dell'opposizione secondo che il governo avrebbe previsto minori risorse per il settore pari a 8 miliardi di euro. «Non c'é nessun taglio - ha ribadito - ma una manovra su un triennio che porta risorse» alla scuola e agli alunni. «La sinistra parla di 86mila insegnanti in meno. È falso. Con la riforma nessuno sarà cacciato. Ci sarà solo il pensionamento di chi ha già raggiunto l'età e il blocco del turn over». Il Cavaliere dice che considerando una media di 21 alunni per classe in cinque anni si avranno 5.750 classi in più di tempo pieno. «In cinque anni 82.950 alunni in più avranno il tempo pieno». Per il premier, dunque, «non c'e alcuna riduzione del tempo pieno, ma è lapalissiano che passando da più insegnanti a uno possiamo avere più docenti da utilizzare nel tempo pieno e quindi si possono aumentare del 50% la classi che possono usufruire del tempo pieno». La scuola pubblica, dice Berlusconi, «costa molto e dà risultati deludenti».
Nessun razzismo in classe. «Non c'é nessun razzismo, ma solo buonsenso», dice il premier sulle polemiche rispetto alle classi-ponte per insegnare la lingua italiana agli immigrati. «È solo integrazione, l'opposto del razzismo», rivendica il premier ricordando a questo proposito l'esperienza francese.