La vogliono fuori dalla scuola. E fuori dal Governo. Il cielo minaccia pioggia sopra piazza della Repubblica e sulla ministra Mariastella Gelmini e il suo decreto si abbattono come fulmini le proteste di professori, genitori, studenti, leader politici e sindacali (tra gli altri Guglielmo Epifani, Luigi Angeletti, Walter Veltroni, Giuseppe Fioroni, Fabio Mussi, Rosy Bindi, Antonio Di Pietro, Paolo Ferrero).
Dissenso unanime e trasversale. Si protesta in tutta Italia, ma è impressionante il numero dei partecipanti alla manifestazione romana: gli organizzatori ne dichiarano un milione. Di tutte le età. Sono talmente numerosi che la piazza non li contiene. Traboccano per le strade del centro e per motivi di spazio si dividono in tre spezzoni: quello dei sindacati, quello degli universitari e un terzo corteo che dalla Magliana non riesce a raggiungere il centro della Capitale. Ballano, fischiano, cantano e scandiscono slogan. Fanno girotondi. È un raduno pacifico, ma in alcuni momenti il timbro dei tamburi è minaccioso e la tensione filtra.
Gli studenti romani della facoltà di Scienze motorie fanno il funerale alla Pubblica istruzione, portando a spalla una bara e scandendo il tempo con una grancassa. Liceali pugliesi ballano la pizzica e due insegnanti di un istituto professionale per la grafica della Capitale sventolano cartelli con scritte del tipo: «Tre metri sopra il cielo perché sotto è uno sfacelo».
«Andranno diritti per la loro strada - sostengono sconsolate la professoresse Antonella Racinella e Anna Benvenuti - Ci ignorano eppure basterebbe ascoltare questi ragazzi. Possibile che nessuno si chieda cosa vogliono dire?». Agguerritissime le maestre della scuola elementare di Montesarchio, provincia di Benevento: «Vogliamo il dialogo, no i decreti legge. E se non si dialoga passiamo al referendum. La scuola del terzo millennio non può tornare al maestro unico».
Per altri è troppo tardi. A raffica le dichiarazioni di esponenti del sindacato e della politica: «Invocare il dialogo oggi, dopo l'approvazione del decreto Gelmini, è come chiudere la stalla dopo che i buoi sono scappati». Massimo Manca, segretario generale del Collettivo autonomo professori è presente alla manifestazione di Roma con circa 800 iscritti. «Il governo Berlusconi ha un solo, preciso obiettivo, che è quello di smantellare pezzo a pezzo la scuola pubblica, per regalare la scuola stessa ai privati. L'unica strada da seguire ora è quella di una civile ma fermissima contestazione di un provvedimento illiberale». Per il segretario generale della Uil Scuola Massimo Di Menna «è la più grande manifestazione della scuola mai fatta, uno sciopero riuscitissimo: rappresenta l'orgoglio di chi vive e lavora nella scuola e la denuncia di un forte disagio ». Secondo i sindacati ha aderito allo sciopero il 90% delle scuole pubbliche italiane.
«È una questione cruciale per il futuro del Paese: non si taglia su scuola e università», Walter Veltroni sfila in corteo e conferma la scelta referendaria per l'abrogazione della riforma Gelmini. Per un breve tratto si affianca ad Antonio Di Pietro che manifesta con le bandiere del suo partito insieme a pochi seguaci. Si danno anche una fatidica stretta di mano.
«Lo sciopero della scuola è stato convocato per risolvere i problemi contrattuali e dei precari, bisogna quindi evitare ogni strumentalizzazione politica», ribadisce il segretario generale della Uil Luigi Angeletti . «Noi non ci rassegniamo alla visione dirigista della scuola»: Raffaele Bonanni, leader della Cisl, annuncia che continua «l'opera costante di informazione e iniziative forti in collaborazione con gli enti locali. Il governo deve riorganizzarsi con i sindacati». Solidali anche gli studenti europei che hanno organizzato un presidio sotto l'ambasciata italiana a Bruxelles e uno davanti alla sede della Commissione Europea. Alla Luiss protesta contenuta senza tamburi e fischietti. Campeggia la scritta «Gelmini, il merito parte dal confronto».