Mille e 800 facce di ricercatori calpestate dai passanti, metafora della ricerca scientifica calpestata dal Governo.
È la protesta messa in atto domenica a Bologna: piazza Maggiore è stata completamente coperta dalle fotografie dei giovani ricercatori, precari, dottorandi, borsisti che hanno deciso di manifestare in questo modo contro i provvedimenti del Governo che «cerca deliberatamente di dare il colpo di grazia definitivo al sistema della ricerca pubblica». Secondo gli organizzatori «l'attacco del duo Brunetta-Tremonti è iniziato colpendo l'anello più debole, cioè i precari che vi lavorano che, a norme vigenti, nei prossimi mesi in gran parte si troveranno a perdere il lavoro».
Dalle 10 alle 17 di domenica il "Crescentone" è stato tappezzato di gigantografie, attirando l'attenzione dei passanti. A organizzare la protesta è stato un gruppo di ricercatori che – attraverso il sito internet laricercacalpestata.it – ha raccolto le foto di quasi duemila precari. Le immagini sono state stampate, stese sul pavè della piazza bolognese e calpestate da tutti.
«Il nostro obiettivo – spiegano i manifestanti in un comunicato è quello di sensibilizzare i cittadini a parlare con chi ogni giorno fa ricerca in Italia». I precari delle università, infatti, sono stati per tutto il giorno in piazza Maggiore per rispondere alle domande dei curiosi.
«La norma sulle stabilizzazioni nel pubblico impiego - spiegano - è solo la cartina di tornasole di tutta l'azione del Governo, ma c'è anche la legge 133/2008 (Decreto Brunetta) che comporta il blocco del ricambio generazionale per alcuni Enti di Ricerca e la sua forte limitazione per altri, la riduzione ulteriore dei finanziamenti per Università ed Enti di Ricerca, la riduzione progressiva del numero di dipendenti (piante organiche), l'espulsione a breve della quasi totalità del personale precario attualmente presente».