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Lezioni ferme solo in due atenei

di Eugenio Bruno e Davide Colombo

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4 novembre 2008

A dispetto del tam tam quotidiano fatto di occupazioni, autogestioni, lezioni in piazza, assemblee e sit-in, l'attività didattica si sta svolgendo regolarmente in quasi tutti gli atenei italiani. Stando a una verifica del Sole 24 Ore, fatta eccezione per Scienze a Palermo e l'Orientale di Napoli, dentro le università la protesta, almeno per ora, non è mai andata oltre le azioni simboliche, anche se comincia a contagiare le sigle pro-riforma Gelmini, come dimostra quanto accaduto ieri al Politecnico di Milano e a Roma Tre su iniziativa di Azione universitaria .
Nel capoluogo lombardo, mentre i giovani dei collettivi davano vita nel parcheggio della stazione Bovisa alla loro contro-inaugurazione a base di slogan, musica e teatro, quattro appartenenti alla sigla vicina ad An hanno interrotto l'inaugurazione ufficiale affidata al rettore Giulio Ballio srotolando uno striscione con la scritta "Voi baroni preokkupati, noi studenti disoccupati" e lanciando volantini contro gli sprechi. Nel corso del suo intervento Ballio ha criticato il «messaggio devastante» che sta dando il Governo sull'università e ha invocato la meritocrazia, ricordando che solo il 2% dei fondi oggi è dato in base ai risultati e soprattutto ha spiegato che «ridurre il finanziamento pubblico alle Università significa far morire i nostri atenei».
Quasi in contemporanea, nella capitale, un gruppo di studenti (sempre di Azione universitaria) occupava simbolicamente il rettorato di Roma Tre. Una protesta non contro la politica del Governo, bensì «diretta a chiedere un cambiamento», allo stesso modo di quella andata in scena a Milano, come ha sottolineato il leader nazionale di Azione studentesca Giovanni Donzelli.
Più variegato il fronte delle voci contro. Anche ieri nella stragrande maggioranza degli atenei il confronto sui tagli all'università è proseguito con lezioni all'aperto (ad esempio a Napoli, Firenze, Pisa) e assemblee autoconvocate cui hanno partecipato studenti, docenti e personale amministatativo. Forse è proprio questa trasversalità della protesta a spiegare perché i fenomeni di occupazione restano tutto sommato limitati e quasi sempre simbolici: circa una decina in tutta Italia e senza incidere più di tanto sul calendario delle lezioni. Ad esempio alla Sapienza dove, nonostante l'occupazione di alcuni spazi delle facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali, Scienze umanististiche e Ingegneria, non si sono registrati stop alla didattica. Stesso discorso a Trento con Sociologia, a Bologna con Lettere e a Genova con Scienze della formazione.
Il menù della protesta si annuncia ricco anche oggi. A Milano gli studenti, insieme con i docenti e il personale amministrativo dei principali atenei (escluse la Cattolica e la Bocconi) parteciperanno a una giornata di confronto sulla riforma nella sede storica dell'Università del studi di via Festa del Perdono. Ad aprire il dibattito sarà il rettore Enrico Decleva, che in un'intervista pubblicata sul quotidiano on-line della Fondazione per la sussidiarietà spiega come «i tagli previsti sul Fondo di finanziamento ordinario per il 2010, se si realizzeranno, non consentiranno neppure di coprire tutte le spese per il personale, che peraltro può essere retribuito solo attingendo a quel fondo». A confermare la volontà, per il momento, di non voler procedere a occupazioni ma a momenti di approfondimento e proposta su una riforma che «forse può ancora essere emendata» è stato anche Mauro Brivio, presidente del consiglio studentesco del Politecnico.


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