Per far fronte alla crisi non resta che pregare. Almeno nel distretto tessile di Prato dove il vescovo ha disposto, per la prima domenica di Avvento, la prima «preghiera anti-crisi». Domenica 30 novembre, al termine delle messe, in tutte le parrocchie della curia verrà letta una preghiera – che monsignor Gastone Simoni ha scritto di suo pugno – per chiedere «al Cristo, che ha conosciuto bene il lavoro nella sua vita, una speciale grazia: che il lavoro tenga il più possibile, che siano scongiurati altri licenziamenti e chiusure di aziende».
Davanti a una produzione industriale che nei primi sei mesi dell'anno ha visto a Prato un calo di quasi il 7%, a fronte di una crescita del 45% delle ore di cassa integrazione utilizzate (dati Unione industriale pratese), la diocesi si è impegnata con un fondo per la famiglia che eroga aiuti economici per chi si trova in difficoltà, magari proprio a causa della perdita del posto di lavoro. Perché se è vero che sono cresciute del 9% le confezioni – si tratta soprattutto di ditte individuali cinesi – le industrie tessili hanno visto un calo del 4,5% e negli ultimi sei anni si contano quasi 8mila addetti in meno, con pesanti conseguenze su tutta la provincia.
Davanti al crescente numero di famiglie che hanno perso il lavoro, alle imprese in difficoltà con il credito e costrette a importanti ristrutturazioni, il Vescovo ha voluto quindi di ricorrere alla preghiera e sabato prossimo celebrerà un'apposita messa in duomo: «Ho preso questa decisione perché sono estremamente preoccupato dall'aggravarsi della crisi che investe da tempo il distretto – spiega il Vescovo – per noi credenti la preghiera è la risorsa più grande a cui far ricorso e spero che questa iniziativa costituisca anche un'occasione di sensibilizzazione verso tutti». L'appello è alle istituzioni locali, che erano state sollecitate dalla curia pratese già in occasione del messaggio di auguri di Pasqua: «È vero che "Non di solo pane vive l'uomo" – spiega il vescovo Simoni - ma è chiaro, ed è confermato anche dal Vangelo, che l'uomo vive anche di pane, e cioè di lavoro, di beni economici, di dignità effettivamente riconosciuta, di convivenza giusta, solidale e in pace, oltre che di un ambiente morale e materiale non inquinato e bello».