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«Leggi per frenare i corrotti, non per bloccare le indagini»

di Lionello Mancini

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Giovedí 18 Dicembre 2008

Ancora il tintinnìo delle manette. E forte. Dottor Davigo, le ricordano qualcosa, gli arresti di amministratori, politici, imprenditori? «Sì, che dal 1992 a oggi non è cambiato niente. Non sono ancora state scritte regole per impedire il ripetersi dei fatti di corruzione, bensì quelle che servono a impedire le indagini su quei fatti. I risultati sono sotto gli occhi di tutti». Il giudice di Cassazione Piercamillo Davigo, classe 1950, tra i protagonisti della Mani Pulite milanese, non sfuma né lesina paradossi, anche brucianti. Come quello che descrive il rapporto magistratura-politica: «Se io invito lei a cena e la vedo uscire da casa mia con le posate d'argento in tasca, non aspetto la Cassazione per non invitarla di nuovo. Anzi, non la invito più, nemmeno se l'assolvono perché dimostra di essere cleptomane, o distratto. A me basta averla vista andar via con l'argenteria in tasca».

E cosa c'entra la politica?
C'entra, perché i politici restano al loro posto invocando la presunzione d'innocenza, che ovviamente vale, ma che non c'entra nulla con i rapporti sociali e i rapporti politici. E restano al loro posto finché non arrivano i Carabinieri a prenderli: è chiaro che poi c'è un effetto dirompente delle decisioni giudiziarie sul mondo politico.

Secondo l'accusa, a Napoli i privati si scrivevano i capitolati d'appalto che poi il Comune faceva propri.
Non parlo dei processi aperti. Mi limito a dire che quanto accadeva nel 1992 accade ancora: le regole non sono cambiate, perché dovrebbero cambiare le cattive abitudini?

C'entrano anche oggi i costi della politica?
Comodo, l'alibi dei costi della politica. È vero, allora c'era chi diceva di rubare per il partito e si è voluto far credere questo. Ma bene che andasse si rubava per delle propaggini della politica, come a esempio le correnti. I soldi della corruzione servono semmai per le lotte interne. Del resto, in Italia si fa politica senza alcun controllo. Esistono per caso regole e verifiche sui tesseramenti?

Faccia un esempio.
Certo, ma è proprio solo un esempio. Il Partito democratico è nato anche dalla Margherita. Bene, ci sono aree del Paese in cui la Margherita aveva più iscritti che voti. Delle due l'una: o erano iscritti fasulli o nemmeno tutti gli iscritti votavano il loro partito. Ha letto qualcosa a proposito di espulsioni? di regole nuove?

Insomma, lei dice che nei partiti il nuovo tarda...
E perché i partiti dovrebbero rinnovarsi? Se un dirigente fa carriera in questo modo, che convenienza ha a cambiare? Qualcuno lo critica? E se cambiando rallenta la sua carriera? Non sembrano proprio passati 16 anni. Nel 1992, Mario Chiesa (il primo arrestato di Mani pulite, NdR) ci ha detto che con i soldi delle tangenti teneva in piedi una intera sezione del Psi, pagando tutto lui: tessere, affitto, spese. Se queste sono il costo della politica...

Però il politico passa il vaglio dell'elettorato.
Nemmeno questo è più vero. Le liste non esistono più, le fanno direttamente i partiti e di come si arrivi a contare dentro un partito abbiamo già detto. Il voto è diventato un momento di verifica debole. È come se al ristorante ti dicessero: abbiamo solo trippa e rognone. A me non piacciono nessuno dei due, ma devo mangiare e scelgo. Dopodiché mi fanno il conteggio e dicono: al 60% degli italiani piace più il rognone della trippa. Eppure resta che a me non piace né l'una né l'altro.

Siamo tornati al ruolo di supplenza del giudice?
Non direi. Supplenza vuol dire che io faccio qualcosa al posto di un altro. La verità è che l'altro non ha fatto niente per mutare il quadro. La magistratura fa il suo lavoro, il controllo di legalità: e arriva alle stesse conclusioni di 15 anni fa perché le stesse regole portano agli stessi risultati.

C'è proprio bisogno delle manette?
La corruzione non è una devianza individuale, è un sistema criminale. Spesso l'unico modo di indagare e di interrompere la catena corruttiva è di isolare l'indagato dal resto del sistema mettendolo in carcere. L'esperienza parla chiaro: dove c'è un corrotto presto ne sbucano altri, si moltiplicano fino a che le persone perbene vengono cacciate, devono andarsene il "pericolo" diventano loro.
lionello.mancini@ilsole24ore.com

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