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Rosetta sindaco immacolato e Alfredo vicerè tra sushi e spa

di Mariano Maugeri

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18 Dicembre 2008

«Giulietta era 'na zoccola», scrissero a caratteri cubitali i tifosi del Napoli che un paio di anni fa ospitavano al San Paolo il Verona. Chissà con quale epiteto, alla prossima partita, i tifosi veronesi apostroferanno il Romeo napoletano, Alfredo, il vero sindaco e vicerè di Napoli, l'uomo che aveva ai suoi ordini ben cinque assessori, un paio di dirigenti del Comune e due parlamentari.
Altro che zia Rosetta, martire montessoriana con le mani immacolate e l'inversione della transustanziazione: l'onestà del sindaco che si trasforma nel malaffare. Un'operazione riuscita senza sforzi al suo alter ego, il luciferino Romeo, che da officiante il rito del Dio denaro converte solidissimi appalti pubblici in carriere politiche, viaggi esotici, munifici finanziamenti ai partiti, posti di lavoro.
Romeo, come molti uomini affamati di ricchezza e potere, è stato allo stesso tempo un capo partito e il capo di un'agenzia di lavoro interinale. La scelta di comprare la residenza storica dei Lauro, a cento metri da Palazzo San Giacomo, fastosissima sede armatoriale del sindaco delle Mani sulla città, non è solo un affaruccio da 30 milioni. L'albergo Romeo, funereo e barocco, celebra l'esibizione di un potere personale conquistato mattone su mattone grazie a un signore di Afragola che da otto anni occupa la poltrona di Governatore della Campania. È il sindaco Bassolino che chiama Romeo a gestire gli immobili di proprietà del Comune. I due s'intendono a pelle: entrambi hanno poche letture alle spalle ma un'insana passione per l'arte contemporanea.
L'imprenditore coglie al volo le debolezze degli uomini di potere. E li ammaestra con il richiamo di soldi e glorie parlamentari: l'albergo a cinque stelle, inaugurato giovedì scorso e già sequestrato dai magistrati, è il luogo d'elezione di riservatissimi conciliaboli dei comitati d'affari, piacevoli serate tra sushi, champagne e rum invecchiati da smaltire in una delle 22 suite con panorama mozzafiato sul golfo di Napoli. Uno zoo-boudoir con mazzette sotto le poltrone di coccodrillo di Hermès o quelle in crine di cavallo Luigi XV. Alla dozzina di giovanissime studentesse, ma ingaggiate con contratto interinale, il compito di alleviare le fatiche di assessori stressati come Enrico Cardillo, i turbamenti giurisprudenziali dell'avvocato Felice Laudadio o sciogliere la ruvidezza di tecnocrati delle opere pubbliche e colonnelli delle Fiamme Gialle.
Non sempre gli affari inconfessabili rimangono attorno al monumentale tavolo di marmo di un sushi bar. Qualcuno ascolta: «Eh, guagliò, si nu grand, tien nu grande amico assessore», urla alle orecchie dell'idolatrato Romeo un eccitatissimo Giorgio Nugnes dopo l'approvazione del progetto global service in Consiglio comunale. La Jervolino ha ripetuto in questi giorni che l'appalto salta per mancanza di fondi. «Falso, l'affare va in fumo per la fuga di notizie sull'inchiesta dei magistrati» corregge il coordinatore della direzione distrettuale antimafia, Franco Roberti. La sindaca incassa, ma la sua è una giunta mitragliata dai giudici. Da venti giorni non riesce nemmeno di rimpiazzare i due ex assessori, ora saliti a quattro, fuori gioco per l'inchiesta. Il quinto inquisito, Giuseppe Gambale, è stato assessore alla legalità, trasparenza, tutela del cittadino dal racket e dall'usura, oltre che all'edilizia scolastica. Sembra una barzelletta. I Pm sono durissimi: «Gambale influenzava, nell'interesse esclusivo del gruppo Romeo, le linee programmatiche del Comune, Provincia e Regione Campania in materia di appalti pubblici». Lui fa pure il filantropo, addebitando le spese a favore della fondazione A' voce d'e creature" di don Luigi Merola sul conto dell'immobiliarista.
Rosetta, ieri, si è infilata nella conferenza stampa più infuocata della sua interminabile carriera politica, scusandosi pubblicamente con il suo odontoiatra: «Questa mattina l'avevo riservata a lui». Appena 48 ore fa, prima che la bufera si scatenasse, aveva detto come se fosse la cosa più naturale del mondo: «La mia Giunta è la migliore». Smentita dai fatti, dalla storia di questi anni, dalla Procura.
Forse è inutile accanirsi su Rosetta: il giudizio politico e umano è stato sigillato dall'inchiesta dei sostituti guidati da Roberti. Prevedibile una seconda ondata di arresti: nel mirino l'amministrazione provinciale. Il marcio, a Napoli, zampilla. Bassolino rinviato a giudizio per la monnezza, il sindaco-podestà di Salerno, Vincenzo De Luca, rinviato a giudizio per l'Acquapark, i leader del Centro-destra, Nicola Cosentino e Mario Landolfi, inquisiti per collusioni con la camorra, il pupillo di Berlusconi, Italo Bocchino, rimasto impigliato nella rete del "sistema Romeo". Rimane in pista Mara Carfagna, una voce più gradevole per continuare a raccontare l'inabissamento di Neapolis.

mariano.maugeri@ilsole24ore.com

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