Un anno fa a Roma era emergenza buche: manti stradali corrosi, motociclisti a rischio vita. Poi c'è stata l'emergenza sicurezza: vie buie, stazioni senza presidi, violenze che hanno segnato tragicamente la storia della Capitale. Ora l'alluvione: città sott'acqua per la pioggia, i tombini saltano, il Tevere straripa. Cosa collega queste emergenze che affliggono Roma ma, con allarmi di volta in volta diversi, dagli incidenti di tram al crollo di scuole, vivono anche altre città italiane?
Manca totalmente da anni l'arte della manutenzione delle città, piccola, puntuale, efficace, attenta al vivere quotidiano. Latitano i programmi di manutenzione del territorio e degli edifici: sono i primi che vengono tagliati quando le risorse sono scarse. Si riduce progressivamente la spesa per la difesa del suolo, come denuncia da dieci anni il numero uno della Protezione civile, Guido Bertolaso. Si pensa alle grandi opere, ma ci si dimentica di comprare i treni o gli autobus necessari per un buon servizio. Vince una certa propensione al gigantismo, che ha portato la giunta Veltroni ad affidare a un general contractor unico – lo stesso gruppo Romeo ora nel ciclone napoletano – non l'autostrada Salerno-Reggio Calabria o la metro C, ma la manutenzione di tutte le strade della Capitale, il territorio comunale più esteso d'Europa. E c'è da augurarsi che vada meglio con i quattro lotti che ha in mente il sindaco Alemanno dopo aver rifiutato l'ultima firma a Romeo.
«Penso che andrà meglio - dice il neopresidente dei costruttori romani Eugenio Batelli - se eviteremo di dare all'appaltatore anche la programmazione degli interventi che deve invece restare saldamente nelle mani della pubblica amministrazione. E soprattutto se faremo con la manutenzione delle strade quello che si è fatto con il poliziotto di quartiere»: un lavoro su scala ridotta adatto a chi conosce quel pezzo di territorio.
Sul tavolo del presidente del Consiglio c'è un documento appena inviato proprio dai costruttori dell'Ance che hanno letto con soddisfazione il passaggio del decreto legge 185 dove si dice che il «fondo infrastrutture», all'ordine del giorno del Cipe di giovedì prossimo, non dovrà finanziare solo grandi opere ma anche manutenzioni urbane. Il documento contiene alcune prime indicazioni di piccoli interventi urbani necessari alla vita delle città italiane. Corrobora la recente allenza fra costruttori e sindaci in nome del "piccolo è bello". Ma non è solo un elenco di opere: guarda la città dall'altra parte, dal lato dei bisogni urbani. Ci sono le rotatorie per ridurre gli incidenti e gli svincoli per allentare la morsa del traffico, ma anche gli impianti per la raccolta dei rifiuti, i sistemi di fognatura e il rifacimento degli impianti di illumninazione stradale.