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Caso De Magistris, interviene Napolitano

di Barbara Fiammeri

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5 Dicembre 2008


Nella guerra tra le procure di Salerno e Catanzaro sul caso De Magistris interviene Giorgio Napolitano. Il Capo dello Stato, con un'iniziativa senza precedenti – perché, come sottolinea il Quirinale, «senza precedenti» è quanto sta avvenendo tra i magistrati campani e calabresi – ha chiesto ai procuratori generali dei due uffici giudiziari «ogni notizia» e «ogni atto utile» al fine di conoscere meglio una situazione che «presenta aspetti di eccezionalità, con rilevanti, gravi implicazioni di carattere istituzionale».
L'iniziativa di Napolitano arriva dopo il sequestro, deciso dalla procura di Salerno mercoledì, dei documenti relativi alle inchieste Why not e Poseidone sulle quali indagava Luigi De Magistris, successivamente trasferito a Napoli dal Csm. I Pm salernitani sospettano che i loro colleghi calabresi abbiano sottratto illegalmente le inchieste a De Magistris, al fine di favorire gli indagati, tra cui esponenti di spicco del mondo politico tra cui l'ex Guardasigilli Clemente Mastella e l'ex premier Romano Prodi.
L'intervento del Capo dello Stato inizialmente era destinato alla sola procura di Salerno. Ma poche ore dopo la richiesta è stata estesa anche ai magistrati calabresi, i quali nel frattempo avevano reagito, procedendo a loro volta a un controsequestro degli atti delle due inchieste e ipotizzando per i sette colleghi salernitani (in testa il procuratore capo Luigi Apicella) il reato di abuso di ufficio e interruzione di pubblico servizio.
Di qui l'intervento del capo dello Stato. Napolitano non entra nel merito della vicenda. Il Quirinale sottolinea che «specifiche iniziative dirette a superare la paralisi della funzione processuale» restano affidate «agli organi di vertice dell'ordine giudiziario».
La mossa del Capo dello Stato ha ricevuto il plauso da entrambi gli schieramenti politici. Silvio Berlusconi, riferendosi alla guerra tra le due procure, ha detto che «fatti del genere non devono accadere». Anche Walter Veltroni definisce «importante e positiva l'iniziativa del Capo dello Stato e manifesta piena solidarietà al vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, che – secondo quanto riportato da alcuni giornali – sarebbe stato coinvolto nel presunto complotto contro De Magistris su cui indaga la procura di Salerno. «È giusto non avere alcuna ombra di sospetto. Se ne sorgesse qualcuno non avrei esitazione a togliere l'incomodo», ha detto Mancino chiarendo però che la telefonata partita dal suo studio di Avellino verso il cellulare dell'imprenditore calabrese Antonio Saladino (tra i principali accusati di De Magistris) non fu fatta da lui («non lo conosco») ma da una persona del suo staff (Angelo Arminio).
L'intervento di Napolitano non è stato invece apprezzato da Antonio Di Pietro che esprime «riserve» per il modo e il tono utilizzato dal Quirinale. Anche l'ex presidente della Corte costituzionale Antonio Baldassarre critica il Colle sostenendo che Napolitano «non ha il potere» di richiedere atti giudiziari. Ma il presidente della Repubblica – precisano al Quirinale – non ha richiesto ai Pg di Salerno e Catanzaro «atti giudiziari» bensì esclusivamente «dati informativi» e, solo se ritenuto possibile dalle stesse procure «per l'assenza di segretezza o inopportunità», quegli atti utili a valutare gli aspetti di «eccezionalità» e le implicazioni di «carattere istituzionale». La preoccupazione del Capo dello Stato è la stessa dell'Associazione nazionale magistrati, secondo cui è in gioco la stessa «credibilità» della funzione giudiziaria, mentre l'Unione delle camere penali chiede che si proceda rapidamente alla riforma della giustizia e del Csm.
La pensa così anche il Guardasigilli, Angelino Alfano, che alla luce della vicenda chiede a Veltroni di «accettare il percorso delle riforme» a meno che «non voglia farsi scrivere il programma da Di Pietro».

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