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Per l'Economist, Berlusconi ancora inadatto a governare

di Elysa Fazzino

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18 aprile 2008

«Mamma mia»: è il titolo dell'Economist, che dopo il voto torna a colpire il Cavaliere. «Gli italiani potrebbero pentirsi di avere eletto ancora una volta Silvio Berlusconi». Per il settimanale britannico, il premier in pectore «è ancora inadatto a governare»: «Era il conflitto d'interessi e la sua intricata ragnatela di procedimenti giudiziari che all'inizio portò l'Economist a giudicarlo inadatto a essere primo ministro. Restiamo della stessa opinione», scrive la rivista che fin dal 1994 attacca Berlusconi. La sua più grande sfida ora però – continua – non riguarda il conflitto d'interessi, i casi in tribunale o la mafia, ma «il terribile stato dell'economia italiana». L'Economist, che mette sul suo sito due articoli sul Cavaliere e sulla situazione italiana pubblicati nell'edizione cartacea in edicola oggi, scrive l'Italia ha bisogno di una liberalizzazione su vasta scala e di maggiore concorrenza. «Non tutti i presagi sono cattivi. Berlusconi sembra capire, tardivamente, la serietà della situazione economica italiana. La sua confortevole maggioranza significa che non ha più scuse per rinviare le riforme. Sarà il suo più grande test. C'è da sperare, per il bene dell'Italia, che lo superi». In un secondo articolo, dal titolo «L'Italia abbraccia Silvio, di nuovo e di nuovo», il settimanale afferma che è poco probabile che Berlusconi cambi i suoi modi di fare o tiri fuori l'Italia dal declino economico. «Quello che resta in dubbio è se sia veramente impegnato alla riforma liberista, o perfino se capisca che è incompatibile con il nazionalismo economico». Dopo avere ricordato i risultati «non incoraggianti» del passato, l'Economist sottolinea le preoccupazioni per i conti pubblici e le posizioni anti-globalizzazione di Giulio Tremonti. Nessuno dei due, secondo la rivista, crede veramente nel libero mercato. Il caso Alitalia sarà un test chiave.

Financial Times: il Cavaliere è «sintomo dei mali dell'Italia»
Sull'Italia post-elettorale ci sono ancora commenti sui siti dei media esteri, oltre a servizi di cronaca, soprattutto sull'incontro tra il Cavaliere e Vladimir Putin e il caso Alitalia. Silvio Berlusconi «è il sintomo, non la soluzione, dei mali dell'Italia», afferma un commento pubblicato sul Financial Times, che ricorda come in altri Paesi sia «impossibile» avere alla guida del governo un magnate dei media. Philip Stevens parla della «disperazione» degli italiani che ha contribuito al successo della Lega Nord. E' vero che c'è stata una semplificazione, ma «il prezzo della nuova chiarezza nella politica italiana è il ritorno di Berlusconi come primo ministro». Stevens tratteggia un'Italia allo sfacelo: «L'economia è più o meno stagnante da un decennio. Il debito pubblico del Paese supera le entrate nazionali. Il divario tra il prosperoso Nord e l'arretrato Sud sta diventando più ampio». Berlusconi ha «l'ambizione» di ricostruire il prestigio del Paese, ma «Come può l'Italia – si legge sul quotidiano finanziario britannico - presentare se stessa come una vitale democrazia europea, quando il suo primo ministro sarebbe escluso dalla carica in tutti gli Stati con i quali intende misurarsi?». «La cosa che dovrebbe squalificare Berlusconi, al di là di ogni dubbio, è la sua insistenza nel voler mantenere il suo vasto impero dei media». «Il primo ministro eletto possiede tre grandi emittenti televisive private d'Italia, due quotidiani e un vasto impero pubblicitario. Provate a immaginare Angela Merkel, Gordon Brown o persino l'estroverso Nicolas Sarkozy come magnati dei media. Impossibile. E dovrebbe essere impossibile anche in
Italia».

Tra gli altri approfondimenti sui siti stranieri, El Pais pubblica un'analisi critica sul ritorno di Berlusconi e un reportage «Il paradigma italiano dell'anormalità» che cerca di spiegarne il trionfo. Il Nouvel Observateur ha un commento di Jacques Julliard sulle «montagne da sollevare» adesso per la sinistra e un servizio di Marcelle Padovani che analizza l'ondata berlusconiana guardando alla storia d'Italia: «Quando non si ha il senso dell'interesse pubblico, ma quello della "famiglia", è più che comprensibile che ci si senta attirati da un leader che pratica e incoraggia l'illegalità». Sui siti di New York Times, Washington Post e International Herald Tribune un'analisi della Reuters sullo spegnersi del partito comunista italiano, che «un tempo era una delle più influenti forze della sinistra nell'Europa occidentale». Tra i siti britannici c'è chi torna con sulla polemica del governo Zapatero «troppo rosa» per Berlusconi. «Ha qualche problema con le donne al governo», scrive il Guardian («Yes, ministra! » è il titolo), mentre il Times titola: «Abbiamo bisogno di più donne nel Consiglio dei ministri».

Il Cavaliere e lo Zar
Il Financial Times mette sulla home page una foto di Berlusconi insieme a Vladimir Putin. Due personaggi molto diversi, scrive Quentin Peel, eppure vicini: «Il business lega Putin a Berlusconi». Il Cavaliere, scrive, «è più conosciuto per il suo umorismo a buon mercato e le sue gaffe politiche che per serie formulazioni politiche», mentre il presidente russo – e primo ministro in attesa – è «estremamente controllato, cauto burocrate per istinto». Una foto dei due leader compare in evidenza anche sul sito del quotidiano spagnolo El Pais.

  CONTINUA ...»

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