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Caltanissetta, 24 arresti nel clan Madonia. Il boss in 41-bis continuava a dare ordini

di Valeria Russo

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19 gennaio 2009
Operazione antimafia a Palermo. © Infophoto

Nonostante il regime di carcere duro del 41 bis il boss del nisseno Giuseppe "Piddu" Madonia continuava a gestire gli affari del clan dando ordini dalla sua cella.
I carabinieri del reparto operativo di Caltanissetta e del raggruppamento operativo speciale hanno eseguito questa mattina 24 ordini di custodia cautelare tra Gela, Niscemi (provincia di Caltanissetta), Ravenna, Catania, San Giovanni Galero, Sant'Agata Li Battiati e Paternò, nel catanese, e a Casteldaccia, in provincia di Palermo. Le accuse sono di associazione mafiosa, estorsione aggravata, usura, trasferimento fraudolento di valori, illecita concorrenza attraverso uso di violenza e altri reati. Secondo le indagini svolte, avrebbero rivestito un ruolo di particolare rilievo nella trasmissione degli ordini la sorella Maria Stella Madonia e il cognato Giuseppe Lombardo, in rapporto con il reggente operativo della famiglia, Carmelo Barbieri.
L'operazione dei carabinieri, avviata a seguito della richiesta del procuratore della Repubblica di Caltanissetta, Sergio Lari, e dei sostituti della direzione distrettuale antimafia, Nicolò Marino e Antonino Patti, hanno portato anche al sequestro di beni per un totale di quattro milioni. Si tratta del sequestro preventivo di due società che gestiscono scommesse a Gela e Niscemi, e di un'azienda per la produzione di calcestruzzi. I carabinieri sono giunti all'operazione di questa mattina attraverso due diversi filoni di indagine che hanno portato alla luce i rapporti tra le diverse attività illecite del clan.
In particolare, secondo quanto emerso dalle inchieste, i diretti congiunti di Giuseppe Madonia si sarebbero occupati della gestione del patrimonio accumulato dalla famiglia investendo appunto in attività come quella delle scommesse sportive attraverso l'intestazione a società prestanome. Le autorizzazioni all'esercizio delle attività sarebbero state ottenute presso i monopoli di Stato grazie all'intervento di un imprenditore catanese operante nel settore.
Il clan, inoltre, aveva interessi anche nel settore dei lavori pubblici e privati, così come documentato dall'operazione di questa mattina, attraverso il controllo dei sub-appalti e delle maestranze che si estendeva anche al tentativo di gestione delle forniture in regime di monopolio.

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