«Dalla crisi deve, e può uscire, un'Italia più giusta. Facciamo della crisi un'occasione per impegnarci a ridurre le sempre più acute disparità che si sono determinate nei redditi e nelle condizioni di vita». Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, nel suo messaggio di fine anno agli italiani, seguito in diretta da 13 milioni di telespettatori. Un invito alla fiducia e alla responsabilità per affrontare un 2009 difficile. La crisi economica e finanziaria che ha investito il mondo e l'Italia, ha sottolineato il Capo dello Stato, non è solo una prova e una sfida, ma anche «un'occasione» per migliorare molte cose. «Sono convinto – ha detto Napolitano - che possiamo limitare le conseguenze economiche e sociali della crisi mondiale per l'Italia, e creare anzi le premesse di un migliore futuro, se facciamo leva sui punti di forza e sulle più vive energie di cui disponiamo. A condizione che non esitiamo ad affrontare decisamente le debolezze del nostro sistema, le insufficienze e i problemi che ci portiamo dietro da troppo tempo».
Fermare il conflitto in Medio Oriente. L'inizio del tradizionale discorso di fine anno del Capo dello Stato è partito dall'attuale conflitto in Medio Oriente, «tragica spirale di violenza e di guerra» che va fermata «per riaprire la strada della pace». Poi il cuore del discorso incentrato sulla crisi.
Rigore nell'uso di soldi pubblici. L'invito a un nuovo rigore nell'uso dei soldi pubblici e nuove regole anche per l'economia mondiale. «Dobbiamo considerare la crisi come grande prova e occasione per aprire al paese nuove prospettive di sviluppo, ristabilendo trasparenza e rigore nell'uso del danaro pubblico». L'Italia «é condizionata nelle sue scelte dal peso dell'ingente debito pubblico accumulato nel passato»: «nessuno può dimenticarsene nell'affrontare qualsiasi problema».
Le riforme siano condivise. Le riforme sono già all'ordine del giorno e «vanno condivise». Nel passaggio del discorso dedicato al confronto sulle riforme del suo messaggio di fine anno. il Capo dello Stato ha invitato «a un serio sforzo di corresponsabilità tra maggioranza e opposizione in Parlamento, per giungere alle riforme che già sono all'ordine del giorno e che vanno condivise». La pesante crisi economica minaccia l'occupazione. «Parti sociali, governo e Parlamento dovranno farsi carico di questa drammatica urgenza con misure efficaci, ispirate a equità e solidarietà». Necessario riformare un sistema di protezione sociale squilibrato e carente – ha proseguito il Capo dello Stato – per elevare, a favore dei figli delle famiglie più modeste, le possibilità di istruzione fin dai primi anni e di ascesa nella scala sociale.