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Palermo, i rifiuti mangiabilancio

di Giuseppe Oddo

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12 FEBBRAIO 2009

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Adesso l'Amia ha un capitale netto dicirca 50 milioni. L'azienda è salva, per ora.Ma in futuro? «L'Amia – risponde Lo Cicero – ha chiesto l'adeguamento del contratto di servizio con la quantificazione dell'onere post-mortem». E come coprirete l'esborso? «Parte con fondi comunali, parte con l'aumento della Tarsu (Tariffa per i rifiuti solidi urbani, ndr) ».
Ma è percorribile la strada dell'aumento d'imposta? In una città in cui una larga fetta della popolazione vive in condizioni d'indigenza, in cui la consegna di una cartella esattoriale nei quartieri più degradati come lo Zen può essere un'impresa pericolosa, in cui il Comune non ha più un euro da spendere per i senza reddito, un'impennata della Tarsu potrebbe rivelarsi un boomerang. Soprattutto ora che l'economia è in recessione. «Ad aumentare l'imposta – commenta un burocrate che chiede di restare anonimo – rischiamo d'iscrivere a bilancio imposte che non saranno mai riscosse».

La soluzione del caso Amia dipende dunque da un'inversione di rotta della gestione: o la società riduce i costi o aumenta i ricavi. A partire dal 2006, la ragioneria con il sostegno del sindaco ha avviato un'azione di risanamento dei conti pubblici imperniata sull'inasprimento delle imposte. Oggi la parte corrente del bilancio è in equilibrio. Su un debito residuo di 416 milioni, la spesa per interessi è pari al 2% delle entrate correnti, contro un limite di legge del 15. «Palermo – dice la stessa fonte – è tra i Comuni meno indebitati», anche se l'opposizione denuncia l'esistenza di un debito fuori bilancio costituito dalla spesa priva di copertura finanziaria. I problemi vengono dalle partecipate come l'Amia. O il Comune impone loro un ferreo controllo, tagliando esuberi, consulenze, sponsorizzazioni, signoraggi politici. O la crisi di liquidità che lo ha investito in dicembre potrebbe riproporsi nel 2009. Con effetti, stavolta, che potrebbero essere devastanti.

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