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Rinvio del Referendum: pistola puntata contro la Lega

di Emilia Patta

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17 aprile 2009

Il rinvio di un anno del referendum sulla legge elettorale come pistola puntata contro la Lega. Dopo le polemiche di questi giorni e la "vittoria" di Umberto Bossi sulla data - no all'accorpamento con le europee del 6 giugno e sì all'accorpamento con i ballottaggi per le amministrative del 21 giugno - la tentazione per Silvio Berlusconi è forte. E in queste ore l'ipotesi di un rinvio della consultazione referendaria, previo il consenso dell'opposizione e l'avallo del Quirinale, sta prendendo sempre più corpo.

I vantaggi immediati per il premier sono evidenti: da una parte la "minaccia" politica di un referendum che se passasse introdurrebbe in Italia un bipartitismo di fatto a tutto danno della Lega e delle terze forze potrebbe essere usata nei prossimi mesi per tenere a bada un alleato sempre più competitivo al Nord. Non va dimenticato che fra un anno si giocherà la partita delle regionali e la Lega già chiede per sé almeno il governatore del Veneto se non della Lombardia. Dall'altra eliminerebbe d'incanto dal dibattito elettorale l'arma in mano all'opposizione: ossia lo spreco derivante dal mancato accorpamento in tempi di crisi economica e di emergenza terremoto, spreco che Dario Franceschini ha già efficacemente ribattezzato "Bossi tax".

Meno evidenti i vantaggi a lungo termine: dando per acquisito l'assenso del Pd dopo il sì al rinvio di Massimo D'Alema (anche se nulla è scontato e manca la presa di posizione ufficiale di Franceschini), resta difficile immaginare un via libera del Quirinale che non impegni le forze politiche a utilizzare il tempo dello slittamento per riformare in Parlamento il sistema di voto. È insomma plausibile che Giorgio Napolitano leghi l'eventuale rinvio a un accordo tra i poli per una nuova legge elettorale. E la soluzione più condivisa in Parlamento appare al momento il modello tedesco: rilanciato da D'Alema, caro all'Udc e ben visto anche da Bossi dal momento che la soglia del 5% è per la Lega perfettamente valicabile.

Ma il sistema tedesco è esattamente l'opposto di quel bipartitismo accarezzato dal Cavaliere per "sbarazzarsi" di terzi poli e poteri di veti vari. Conviene rimandare il referendum di un anno per tornare ad avere lo stesso problema di fondo più in là? Tra sistema tedesco e attuale "Porcellum" non c'è dubbio che a Berlusconi e al Pdl convenga lo status quo. Per questo l'ipotesi di urne referendarie il 21 giugno rimane fortemente in campo. Per questo e anche per la variabile Lega: a Bossi, ottenuta la data del 21 giugno, conviene senz'altro togliere subito di mezzo i pericolosi quesiti puntando tutto sul non raggiungimento del quorum. Resta da vedere fino a che punto il Senatur - che pure ieri ha usato toni molto concilianti nei confronti di Berlusconi sminuendo la portata dello scontro sulla data - è disposto a cedere.

17 aprile 2009
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