Molte polemiche e poche illusioni: prevedere un terremoto non è cosa di questo primo scorcio di millennio. Tra qualche decennio chissà. Perché i gas liberati improvvisamente dal terreno e captati dai rilevatori (si parla di radon, ma anche di più comune metano o elio) per ora sono al massimo un indizio, forse utile ma più spesso ingannatore. Servono semmai ad allertarci per tempo nelle zone vulcaniche, combinandosi con altre tecnologie che lì, ma solo lì, consentono buone previsioni, salvandoci dalle eruzioni. Ma il terremoto no: contro il vecchio e terribile terrore della terra che trema non rimane che la prevenzione-limitazione dei danni, fatta di vere strutture antisismiche e di comportamenti da adottare. Il Giappone insegna. Ed è su questo versante, quello delle case costruite per non crollare ma poi vengono giù, che la polemica per l'ultima tragedia abruzzese è destinata a spostarsi nei prossimi giorni.
Terremoto quasi imperscrutabile, parola di esperti. Tutti meno uno: il tecnico aquilano dell'Inaf (l'Istituto nazionale di Astrofisica) Giampaolo Giuliani, protagonista del sistema (rilevatori per le variazioni del radon liberato dal terreno) in grado, secondo lui, di prevedere con tempi e modalità di un sisma. L'evento dell'altra notte gli ha dato una qualche ragione, ma solo "orientativa". Il terremoto vero Giuliani lo prevedeva a fine marzo con epicentro Sulmona: più in là nella carta geografica, più in qua nel tempo.
Giuliani annunciava precisione assoluta, grazie ai suoi cinque sistemi territoriali di rilevazione (in una scuola dell'Aquila e gli altri nelle frazioni di Copito, Assergi, Fagnano e Pineto). Una strategia che se assecondata dalle istituzioni avrebbe prodotto un effetto boomerang, denuncia Eugenio Coccia, direttore dei laboratori nazionali del Gran Sasso dell'Infn, l'Istituto nazionale di fisica nucleare. Le correlazioni tra emissioni di gas radioattivo e possibili (ma solo possibili) eventi sismici «è nota da almeno 50 anni, e che è studiata ovunque. Ma nessun esperto avrebbe trattato l'argomento con tanta ingenuità». Di più: in base alle previsioni di Giuliani, «che peraltro è un perito elettronico» e non un ricercatore, bisognava «evacuare Sulmona otto giorni fa. Gli sfollati sarebbero stati portati all'Aquila, e oggi sarebbero sotto le macerie» osserva Coccia. Ed ecco che gli scienziati non negano l'utilità delle ricerche compiute da Giuliani, ma giustificano le reprimende rivolte al tecnico dal capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, e con esse l'indagine della magistratura per il procurato allarme che si sarebbe messo in atto anche con un'operazione di comunicazione sul territorio.
Certo, prevedere l'imminenza di un qualche terremoto in Italia non è difficile, se pensiamo che è considerato sismico il 45% del nostro territorio dove vive il 40% della popolazione italiana, e che nel passato millennio abbiamo avuto oltre 30mila eventi sismici di media o grande entità con oltre 120mila vittime nell'ultimo secolo.
Veri modelli previsionali? «Si stanno perfezionando, anche grazie alle tecniche di rilevazione digitale. Ma piaccia o non piaccia si tratta di modelli sostanzialmente statistici, che vengono affinati man mano che si realizzano questi eventi» taglia corto Gianpaolo Cavinato, ricercatore dell'Istituto di geologia ambientale. «Da un punto di vista scientifico prevedere ora un disastro come questo è pressoché impossibile» giura tra gli altri Giorgio Pasquarè, sismologo dell'Università di Milano. Non a caso Enzo Boschi, direttore dell'Istituto nazionale di Geofisica, azzarda qualcosa che assomiglia più a un auspicio che a una previsione: «in linea di principio non dovrebbero esserci a breve scosse come quella dell'altra notte, anche se sicuramente osserveremo molte scosse di assestamento». Dobbiamo accontentarci.
DOMANDE & RISPOSTE
Come si misurano i terremoti?
Si misurano con Magnitudo (scala Richter) e Intensità (scala Mercalli). La magnitudo è la misura dell'energia sprigionata da un terremoto nel punto in cui ha origine (ipocentro). L'intensità misura invece gli effetti prodotti sull'uomo, sugli edifici, sull'ambiente.
Dove e perché si verificano.
La teoria della tettonica a placche, formulata nel 1915, è tuttora il riferimento principale. I terremoti si concentrano lungo i margini tra le diverse placche (o zolle) componenti lo strato più superficiale del pianeta (litosfera). Si verificano principalmente in prossimità di vulcani attivi e di catene montuose di recente (geologicamente) formazione. In Italia, in particolare, la struttura tettonica vede un equilibrio dinamico tra la zolla Africana e quella Eurasiatica, con notevole attività sismica lungo la catena appenninica e l'arco calabro.
Più terremoti?
Dai dati statistici elaborati dalle principali istituzioni mondiali risulta che nell'ultimo secolo non si sono verificate sostanziali variazioni né nel numero né nell'intensità media degli eventi sismici.