In Italia il termometro dell'indignazione tocca temperature molto alte. Al di là degli editoriali al vetriolo, dei continui riferimenti di quotidiani e siti stranieri alle vicende che vedono coinvolto il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, al di là dei dibattiti televisivi, ci sono migliaia di persone che hanno una voce, e questa voce va oltre quella della stampa.
Lo dimostrano più di novemila firme all'«Appello di donne alle first ladies», pubblicato su MicroMega e promosso da quattro rappresentanti del mondo accademico italiano, tutte docenti di psicologia sociale: Chiara Volpato, che insegna alla Bicocca di Milano; Angelica Mucchi Faina, dell'università di Perugia, Anne Maass, docente all'Università di Padova e Marcella Ravenna, dell'ateneo Ferrarese. L'appello è diretto alle mogli dei capi di Stato che si incontreranno all'Aquila dall'8 al 10 luglio per il G8, le firmatarie chiedono alle first lady di boicottare l'incontro in segno di dissenso nei confronti del comportamento del presidente del Consiglio definito "sessista" e offensivo". Tra le destinatarie Sarah Brown moglie di Gordon Brown e Michele Obama.
«Siamo profondamente indignate, come donne impegnate nel mondo dell'università e della cultura, per il modo in cui il presidente del Consiglio italiano, Silvio Berlusconi, tratta le donne sulla scena pubblica e privata». Inizia così il testo dell'appello, con un riferimento diretto all'atteggiamento del presidente nei confronti dell'universo femminile.
Ma le promotrici si soffermano anche sulla sua presenza in posizioni di potere anche nella stampa nazionale. «Il controllo che Berlusconi esercita sulla grande maggioranza dei media italiani, in spregio a ogni regola democratica, limita pesantemente le possibilità di esprimere dissenso e critica. Risulta difficile, quindi, far emergere l'insofferenza di tante donne che non si riconoscono nell'immagine femminile trasmessa dal premier e da chi gli sta intorno».
«Come cittadine italiane, europee e del mondo, rivolgiamo un appello alle first ladies dei paesi coinvolti nel prossimo G8 dell'Aquila perché disertino l'appuntamento italiano, per affermare con forza che la delegittimazione della donna in un paese offende e colpisce le donne di tutti i paesi».
«Mi vergogno di essere rappresentata da un misogino» è il commento di una delle donne che hanno sottoscritto l'appello. Ma scorrendo la lista si scopre che sono tanti anche i nomi maschili. «La mia massima solidarietà alle donne intelligenti e pensanti, che per questo motivo non possono piacere al presidente del Consiglio» scrive un firmatario.
La notizia dell'appello non è confinata all'Italia. Dopo essere stato diffuso, il 22 giugno, è rimbalzato su numerosi siti e quotidiani stranieri, blog e tv. «Donne accademiche in lotta contro il "sessista" Silvio Berlusconi» ha titolato il Times, e il canale femminile della Bbc, Woman's hour, si domanda se durante la settimana ci possa essere «un punto di svolta nella carriera di Berlusconi».
Il quotidiano britannico ha anche intervistato la Professore Bianca Beccalli, responsabile del Centro Studi per le donne e le differenze di genere presso l'Università degli Studi di Milano, che ha dichiarato: «Non è una questione di quantità ma di qualità. Vogliamo prendere a bordo le più selezionate e prestigiose donne d'Italia».