Per uscire dalla crisi «non ci sono proposte
alternative alla guerra contro la paura». Ma se per costruire un futuro migliore «ci fossero altre indicazioni» siamo pronti «ad
ascoltarle ed accettarle». Lo dice il presidente del Consiglio, durante i lavori del workshop al Tesoro sul rilancio de L'Aquila dopo il terremoto. Silvio Berlusconi sottolinea che «guardando ai conti pubblici e alla crisi la situazione non sta peggiorando ma sta migliorando». E sottolinea: «Ciò che di peggio doveva accadere é già accaduto».
Basta dunque con la paura che frena la propensione ai consumi, non ci sono altre situazioni che l'Italia deve temere, evidenzia Berlusconi che torna a sollecitare atteggiamenti ottimistici per uscire dalla crisi dell'economia. E ribadisce il suo appello agli imprenditori a finanziare oculatamente con la pubblicità i gruppi editoriali: «convincete gli editori a non essere fattori di crisi ma di fiducia».
Il premier ripercorre la storia di questi mesi di crisi sottolineando che il governo «non ha lasciato fallire nessuna banca» e non ha permesso che «nessun depositante perdesse un euro». Quando l'esecutivo italiano, ricorda, prima a Parigi e poi a Washington ha prospettato l'idea di un intervento pubblico nelle banche «ci è stato detto che era un sacrilegio. Poi però - dice - siamo riusciti a convincerli: ad oggi più di 400 banche sono state patrimonializzate».
L'opposizione
«È inaccettabile che il Governo neghi la crisi e continui a voltare la faccia dall'altra parte» commenta Dario Franceschini. «È uno schiaffo alle famiglie ed alle imprese», prosegue il leader Pd. «Anzichè tenere questo atteggiamento - conclude - il governo deve agire e anche accettare di confrontarsi con le nostre proposte».
Il capogruppo dell'Idv alla Camera, Massimo Donadi punta il dito contro quella che definisce «l'inadeguatezza di questo governo e la sua incapacità di affrontare una crisi così insidiosa».
E sottolinea: «non c`è serietà nelle parole del premier. Dal primo giorno ripete che il peggio è passato. Continua a spargere un inutile e pericoloso ottimismo, mentre servirebbero misure serie e concrete per contrastare la caduta della domanda interna e la contrazione del mercato del lavoro».
I sindacati
Un invito a non esagerare con l'ottimismo arriva anche dal segretario generale della Cisl: «è' ancora troppo presto per esultare per la fine della crisi». Raffaele Bonanni esorta a guardare prima «i dati del Pil e sulla disoccupazione. Quando avremo dati di consistenza e persistenza di innalzamento, potremo fare queste considerazioni».