Torna Walter Veltroni, alla prima uscita pubblica per parlare di politica cinque mesi dopo le dimissioni da segretario del Pd.
L'ex sindaco di Roma ha detto la sua nel pomeriggio al teatro Capranica di Roma.
«L'ambizione giusta per il Pd è la vocazione maggioritaria: o c'è la vocazione maggioritaria nel Pd o non c'è il Pd». Quanto al suo ruolo: «Io sono fuori e resterò fuori. Non è questo il tempo di ritorni. Ora servono energie nuove».
Veltroni ha difeso Debora Serracchiani. La battuta su Dario Franceschini simpatico «era forse sbagliata ma era comunque una battuta, come quella di Zingaretti del resto. Ma santoddio, dopo poche ore dalla intervista di debora si è scatenato un incredibile tiro contro di lei. Come se non ci fossero tante altre persone che hanno detto cose che non si dovevano dire...». Del resto «bisogna lasciare stare il nuovismo, ma questo non può significare che si deve difendere quello che c'era prima».
Due in particolare le repliche a Pierluigi Bersani, che ieri ha dato il via lla corsa alla segreteria: «Parlare di vocazione maggioritaria non voleva dire andare da soli, coltivando la solitudine. Era un'altra cosa, era un'idea che se non ci sarà un'alleanza realmente riformista l'Italia non verrà mai fuori dai suoi guai». In riferimento alla richiesta dell'ex ministro dello sviluppo economico di non far necessariamente coincidere il segretario del partito con il candidato premier, Veltroni ha aggiunto: «Sganciare i due ruoli mi lascia perplesso. questo significherebbe tornare a un premier oggetto di una trattativa in un governo di coalizione».
Intanto Debora Serracchiani è tornata sulle sue parole di ieri («ho scelto Dario perché è simpatico»). E ha spiegato con toni diversi perchè appoggia l'allievo si Zaccagnini nella corsa alla segreteria e non Bersani: «Franceschini si è dimostrato coraggioso, innovatore anche in quello che ha detto quando ha deciso di candidarsi. Non posso non dare il mio apporto positivo». «Lo voglio fare - ha aggiunto- dicendo che c'è una parte di partito cui dobbiamo tornare a parlare. Quella parte che magari alle europee ha dato le preferenze a me».
Sergio Chiamparino, l'altro possibile candidato che ha invece scelto di restare a Torino, ha già precisato che non si schiererà né per Bersani né per Franceschini: «Non faccio parte di nessuna delle due squadre in campo. Il mio unico impegno attivo nel partito adesso è a livello locale, per la piattaforma attorno all'attuale segretario regionale. L'anno prossimo abbiamo le regionali e più si è uniti meglio è».
I quarantenni del Lingotto, intanto, non hanno sciolto la riserva su una loro possibile candidatura, ma non rinunciano all'idea di scendere in campo: Giuseppe Civati, il giovane dirigente del Pd lombardo, conferma di stare «lavorando alla terza soluzione». Nei prossimi giorni, annuncia «questa proposta si manifesterà, in associazione con la nostra campagna di adesione, che abbiamo chiamato Contiamoci!» in programma l'11 luglio.