Ha deciso di ricorrere a una lettera per indicare le «rilevanti criticità» della legge sulla sicurezza, approvata il 2 luglio dal Parlamento e promulgata oggi. Sono cinque pagine nelle quali il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, rivolgendosi al premier Silvio Berlusconi, ai ministri Maroni e Alfano e ai presidenti di Camera e Senato, esprime «perplessità e preoccupazioni che, per diverse ragioni, la lettura del testo ha in me suscitato».
Il Capo dello Stato si sofferma in particolare su alcuni disposizioni introdotte nel nostro ordinamento dalla legge sulla sicurezza. A partire dal nodo del reato di immigrazione clandestina che, si legge nella lettera, punisce «non solo l'ingresso ma anche il trattenimento nel territorio dello Stato» . La normativa, così come è formulata, spiega Napolitano, «apre la strada a effetti difficilmente prevedibili».
Il presidente della Repubblica affronta anche il tema delle ronde, sottolineando la necessità di definirne subito limiti e compiti. «Essendo affidata non alla legge ma a un successivo decreto del ministro dell'Interno la determinazione degli "ambiti operativi" di tali disposizioni, appare urgente - scrive Napolitano - la definizione di detto decreto in termini di rigorosa aderenza ai limiti segnati in legge relativamente al carattere delle associazioni e al compito ad esse attribuito». Secondo il presidente della Repubblica, «da ciò dipenderà la riduzione al minimo di allarmi e tensioni nell'applicazione della normativa in questione, anche sotto il profilo dell'aggravio che possa derivarne per gli uffici giudiziari».
Provvedimento estemporaneo e disomogeneo
A destare perplessità non sono solo alcune disposizioni introdotte dalla legge ma, come anticipato in una nota diffusa dal Qurinale, «l'insieme di un provvedimento che, ampliatosi in modo rilevante nel corso dell'iter parlamentare, risulta disomogeneo ed estemporaneo». Il nostro ordinamento giuridico, spiega Napolitano nella lettera, «risulta seriamente incrinato da norme oscuramente formulate, contraddittorie, di dubbia interpretazione o non rispondenti a criteri di stabilità e certezza della legislazione: anche per le difficoltà che ne nascono in sede di applicazione».
In particolare, il capo dello Stato ricorda la genesi e l'evoluzione del provvedimento sulla sicurezza, con la richiesta di fiducia su tre maxi emendamenti. «A spiegare il ricorso a una sola legge per modificare o introdurre disposizioni inserite in molti disparati corpi legislativi, tra i quali anche codici fondamentali - spiega Napolitano - è stata la convinzione che esse attenessero tutte al tema della "sicurezza pubblica" nella sua accezione più ampia», ma, osserva il capo dello Stato, «dal carattere così generale e onnicomprensivo della nozione di sicurezza posta a base della legge, discendono la disomogenietà e la estemporaneità di numerose sue previsioni che privano il provvedimento di quelle caratteristiche di sistematicità e organicità che avrebbero invece dovuto caratterizzarlo».
A conclusione della lettera, Napolitano spiega poi le motivazioni del suo intervento: «Al Presidente della Repubblica non spetta pronunciarsi e intervenire sull'indirizzo politico e sui contenuti essenziali di questa come di ogni legge approvata dal Parlamento: essi appartengono alla responsabilità esclusiva del governo e della maggioranza parlamentare. Il presidente della Repubblica - prosegue Napolitano - non può invece restare indifferente dinanzi a dubbi di irragionevolezza e di insostenibilità che un provvedimento di rilevante complessità ed evidente delicatezza solleva per taluni aspetti specie sul piano giuridico». Ma la lettera ha già aperto una polemica. L'ex presidente del Senato, Marcello Pera, ha attaccato Napolitano, accusandolo di muoversi al di là dei poteri che la Costituzione gli conferisce.
Il Governo: «Le considerazioni del Capo dello Stato saranno valutate attentamente»
Accanto all'esternazione di dubbi e preoccupazioni nella lettera Napolitano riflette anche sulle ragioni che lo hanno spinto a promulgare la legge: «Ho ritenuto di non poter sospendere - scrive nella lettera - l'entrata in vigore di norme, ampiamente condivise in sede parlamentare, che rafforzano il contrasto alle varie forme di criminalità organizzata». E, alla firma del presidente della Repubblica il Governo aveva risposto, esternando la propria approvazione. «Palazzo Chigi - si legge nella nota della Presidenza del Consiglio- esprime soddisfazione e apprezzamento per la promulgazione da parte del Presidente della Repubblica della legge sulla sicurezza che permette di rispondere immediatamente ad una serie di richieste dei cittadini». Il Governo si era poi soffermato sulle perplessità espresse dal Colle, sottolineando «che le considerazioni del Capo dello Stato saranno valutate attentamente e che si terrà conto delle notazioni e dei suggerimenti espressi dal Presidente Napolitano già a partire dalla prima applicazione della legge stessa».