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Il Garante per la privacy: «No a sanzioni penali per i giornalisti»

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02 luglio 2009
Francesco Pizzetti (Ansa)
Pizzetti: «Non abbassare la tutela dei consumatori»

Un corretto rapporto tra il diritto di cronaca e la tutela della dignità delle persone, la necessità di mettere in sicurezza le grandi banche dati pubbliche e private, l'importanza di rispondere alle sfide lanciate da Internet e dal fenomeno dei social network, l'urgenza di rispondere alle minacce legate «alla pericolosità di un uso sprovveduto e disattento delle nuove opportunità della rete» . Sono alcuni dei punti su cui ha insistito il Garante della Privacy, Francesco Pizzetti, nel corso della esposizione in Senato dell'attività dell'Autorità nel 2008.

No a sanzioni penali per i giornalisti

Il Garante della Privacy ha espresso perplessità sulle nuove regole relative ai limiti della pubblicabilità di notizie acquisite e trattate dai giudici. Pizzetti ha sottolineato che «una nuova disciplina è opportuna» ma ha ribadito «perplessità sul ricorso a sanzioni penali a carico degli operatori dell'informazione». Del resto, ha spiegato «non tocca all'Autorità fissare le regole che presiedono al rispetto della libertà d'informazione garantita dalla Costituzione, se non quando siano concretamente in discussione eventuali e puntuali violazioni della riservatezza dei cittadini». Per Pizzetti «non vi è ragione di ritenere che la regolazione in via generale della libertà di stampa abbia una diretta e immediata connessione con la tutela della privacy, che deve invece sempre essere valutata caso per caso».

Aumentate del 30% le violazioni amministrative contestate
Da quanto emerge dalla relazione del Garante, lo scorso anno si è registrato un aumento del 30% delle violazioni amministrative contestate che hanno raggiunto la cifra di 338. Una parte consistente di queste violazioni ha riguardato le attività promozionali indesiderate o l'attivazione di servizi non richiesti tramite call center. I proventi riscossi a titolo di pagamento delle sanzioni sono passati dagli 814.625 euro del 2007 a 1.062.000 euro nel 2008.

In aumento il fenomeno dello spam
Francesco Pizzetti si è soffermato sul fenomeno sempre più consistente della circolazione di posta elettronica indesiderata. Un problema che «non comporta solo aggravi per gli utenti. Attraverso questi messaggi e-mail - ha spiegato Pizzetti - possono essere trasmessi anche programmi spia e software "maligni", che determinano furti e manipolazione dei dati contenuti nei computer e spesso danni irreparabili ai programmi installati». «Per questo - ha spiegato - abbiamo ribadito che gli indirizzi e-mail non possono essere utilizzati indiscriminatamente per il solo fatto di essere reperibili in rete e che il consenso dell'utente è sempre necessario».

Gli archivi on-line negano il "diritto all'oblio"
Pizzetti ha espresso preoccupazione per alcuni problemi sollevati dalla circolazione in rete di «fatti del passato», contenuti negli archivi on line dei giornali e delle testate televisive che vengono continuamente riproposti nel presente. Questa dinamica, collegata con i motori di ricerca «e con la loro caratteristica di decontestualizzare le notizie catturate in rete, provoca problemi inediti, potenzialmente lesivi della vita delle persone». Un passato che diventa un eterno presente da cui è impossibile cancellare vicende anche dolorose «appartenenti ad anni lontani dell'esistenza di una persona».

Dalla rete e dalla diffusione delle nuove tecnologie non arrivano però solo minacce alla privacy. Il moltiplicarsi di strumenti che consentono un uso quasi interpersonale dell'informazione costituisce, secondo Pizzetti, «uno degli aspetti più affascinanti del mondo contemporaneo. Dai blog ai social network sempre di più oggi l'informazione è il prodotto di una comunicazione continua e collettiva a livello mondiale. Quanto sta accadendo in Iran - ha concluso - dimostra che su questi strumenti poggia una forma di resistenza democratica mai immaginata prima».

02 luglio 2009
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