Non c'è una esplicita presa di posizione della Chiesa italiana sulla proposta del sottosegretario Carlo Giovanardi, che ha chiesto una sanatoria per colf e badanti straniere già presenti sul nostro territorio e assunte da famiglie italiane; e tuttavia la proposta piace al mondo cattolico e a molti vescovi. Particolarmente importante è la voce del vescovo di Palestina, mons. Domenico Sigalini, assitente nazionale dell'Azione Cattolica e segretario della Commissione Episcopale per le Migrazioni, presieduta dall'arcivescovo di Capua, mons. Bruno Schettino.
Per mons. Sigalini, colf e badanti straniere sono oggi «struttura portante dell'assistenza alle persone» e dunque questo tipo di sanatorie sono necessarie ma «occorre operare con cautela». Il presule lancia l'idea di alcuni corsi preparatori «per dare professionalità a colf e badanti», e favorire l'integrazione all'assistenza domiciliare.
Più esplicito il plauso della Comunità di Sant'Egidio che si appella al premier Berlusconi perché nel prossimo Consiglio dei Ministri «venga approvato un decreto di regolarizzazione almeno per colf e badanti che già sono presenti in Italia e già lavorano presso le famiglie italiane». «Si ricorda - afferma il portavoce della Comunità, Mario Marazziti - che questi immigrati non hanno niente a che vedere con il problema e con il decreto sulla sicurezza: si tratta di persone indispensabili alla nostra economia e alla qualità della vita nel nostro paese: da loro dipende per molti italiani la possibilità di andare a lavorare, la sopravvivenza e una qualità della vita dignitosa per molti anziani, una compagnia e un sostegno importante per i nostri bambini. Si tratta di persone che già vivono nelle nostre case e che godono di un rapporto di fiducia preferenziale».