Mentre a Viareggio dall'alba di stamani la stazione è stata riaperta e riattivata la circolazione delle treni (anche se i binari disponibili sono solo due su otto), il Consiglio dei ministri ha dato via libera allo stato di emergenza. Il provvedimento durerà fino al 31 dicembre. Secondo quanto riferito da fonti governative non è stata ancora stabilita l'entità delle risorse stanziate. Il Governo ha anche disposto i funerali solenni per le vittime del disastro e la proclamazione del lutto nazionale.
Il rientro degli sfollati nelle case
Intanto la città cerca, per quanto possibile, di tornare, giorno dopo giorno, alla normalità. La maggior parte degli sfollati è rientrata nelle proprie abitazioni, ma c'è chi ancora è senza una casa. «Dei 1.100 registrati inizialmente ora sono ottanta le persone senza una casa e a loro sarà garantita ospitalità negli alberghi e un alloggio nel medio periodo in attesa della ricostruzione», ha detto il sindaco di Viareggio Luca Lunardini incontrando nel Municipio il sottosegretario agli Interni Michelino Davico. «La zona rossa è stata annullata con ordinanze progressive - ha proseguito il sindaco - via via che sono state rese agibili le case nell'area circostante la strada sequestrata dalla magistratura. Rimangono ancora circa 30 edifici sotto sequestro o inutilizzabili. Le persone senza casa potrebbero alloggiare nei 32 edifici reperiti dal Comune di Viareggio e da altri Comuni versiliesi».
Continua a salire il numero delle vittime: sono 22
Oggi, intorno alle 16, è morta una donna che era ricoverata nelle terapia intensiva della chirurgia generale dell'ospedale di Cisanello (Pi). Era in gravissime condizioni, con ustioni sul 100% del corpo, tanto che non era stato neppure possibile operarla. È la ventiduesima vittima del fuoco maledetto, delle fiamme che hanno lasciato nei reparti degli ospedali storie di dolore e sofferenza. Quelle di genitori, fratelli, figli, amici che aspettano di avere notizie dei propri cari ricoverati in gravi condizioni. Quelle delle persone rimaste gravemente ustionate che stanno lottando tra la vita e la morte e che, nella migliore delle ipotesi, avranno di fronte un lungo percorso di cure e riabilitazione. Accanto a queste storie ci sono quelle dei medici, infermieri e di tutti gli operatori sanitari che stanno lavorando ininterrottamente per far fronte alla situazione di emergenza. All'ospedale di Cisanello sono ancora ricoverate quattro delle persone colpite dall'esplosione di Viareggio: sono state tutte operate nelle ventiaquattro ore successive alla tragedia. Le loro condizioni sono molto gravi: hanno ustioni che vanno dal 40 al 85% del corpo.
Parla uno dei medici che hanno operato i feriti gravi
«Un grande ustionato - spiega Antonio Di Lonardo, direttore del Centro Ustioni di Cisanello, che ha operato i quattro pazienti - ha il mantello cutaneo distrutto. Questo rappresenta una grave minaccia per l'organismo, perché la necrosi del tessuto è fonte di tossine. Le sostanze tossiche che si liberano vanno a ledere l'organismo. Per questo è fondamentale intervenire tempestivamente per rimuovere il tessuto necrotico». La situazione, in questi casi, resta però molto delicata perché dopo la rimozione delle necrosi resta un tessuto vitale scoperto. In una seconda fase si procede all'innesto di pelle prelevata da parti non compromesse del corpo. L'innesto però diventa problematico quando la superficie corporea è ustionata per percentuali molto alte. «Quando il corpo è ustionato al 100% - spiega Di Lonardo - una strada percorribile è quella di ricorrere a tecniche di ingegneria che permettono di produrre pelle coltivata in vitro. In questo caso è necessario preparare bene il tessuto ricevente».
Dopo l'emergenza, poi, ad aspettare queste persone ci sarà un lungo percorso di cure e di riabilitazione psichica. Per guarire le ferite che il fuoco di quella notte alla stazione di Viareggio ha lasciato fuori e dentro. Gli psicologi, insieme ai medici che hanno in cura i pazienti, hanno già allestito una sala per assistere i parenti. Perché il maledetto fuoco almeno non bruci la speranza.