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Federcasalinghe: «Occorre una legge sulla sicurezza contro le intrusioni in casa»

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16 settembre 2009
Donne e sicurezza, in un libro le paure delle italiane

Una legge che garantisca la sicurezza
contro le intrusioni in casa: è quanto chiede il presidente nazionale di DonneEuropee Federcasalinghe, Federica Rossi
Gasparrini, a sostegno delle donne e, in particolare, di quel 60% che si è dichiarato molto preoccupato della propria
sicurezza e quella della famiglia. Intervenendo alla presentazione del volume «Le donne e la sicurezza», della giornalista Paola Guidi, prima ricerca in Europa sui rapporti fra le donne e la sicurezza, che ora sarà distribuito gratuitamente a istituzioni ed ad altri operatori, Rossi Gasparrini ha affermato che «dai risultati pubblicati si potrà lavorare per una nuova legge, come è stato fatto in passato per la sicurezza contro gli incidenti domestici».

La prima relazione demoscopica realizzata in Europa sull'universo femminile e i problemi legati alla paura della criminalità, presentata oggi alla Camera dei deputati, commissionata ad Astra Ricerche dall'Osservatorio sulla sicurezza della Fondazione Enzi Hubry di Milano e racchiusa nel "Le donne e la sicurezza", attesta che la minaccia che viene percepita con maggiore preoccupazione dalle donne è il rischio di subire rapine o furti in casa, proprio dove ci si dovrebbe sentire più al sicuro. L'iniziativa si è svolta con il patrocinio di DonnEuropee-Federcasalinghe e Anciss , l'associazione di categoria delle aziende della security.

Il 60,8% delle donne si sente, infatti, insicuro in casa, «rischio che viene percepito addirittura superiore – sottolinea la ricerca – a quello di subire aggressioni o violenze fisiche (59,5%), scippi o furti fuori casa (50,7%)». Le più preoccupate sono le donne anziane (79%) e quelle con un basso livello di istruzione (78 per cento). Quattro donne su 10 hanno subito un'aggressione, un furto o una rapina. Solo il 28%, però, dichiara di aver preso un provvedimento per tutelarsi e quasi il 50% afferma che non intende farlo perché non sa a chi rivolgersi, non conosce bene le difese e o sistemi elettronici, non sa se sono efficaci e sufficienti e li considera comunque costosi e complicati.

La ricerca ha evidenziato che la preoccupazione per la sicurezza è più sentita al Sud, nei ceti medio-bassi, tra le donne con licenza elementare o senza titolo di studio, fra le casalinghe e le operaie, le donne che lavorano in agricoltura. Fra le ansie delle italiane non manca la sindrome di Truman, che in Italia è definita con il termine "Terzo orecchio": le più preoccupate di essere spiate sono risultate le donne del Nord, seguite da quelle del Sud, le residenti in piccoli centri fra 10-30mila abitanti e quelle con istruzione media. Anche se poi è raro (3,2%) che sia capitato di essere realmente spiate.

Dichiara di aver subito aggressioni e violenze fisiche il 4% delle donne. A essere colpite soprattutto le giovani sotto i 24 anni (7%) e quelle fra i 24 e i 34 anni e fra i 45-55 anni (6 per cento). Il 40% delle donne ha comunque dichiarato di essersi trovata in situazione di pericolo, soprattutto sul fronte di rapine e furti in casa e per gli scippi subiti fuori casa.

In realtà, rispetto alle minacce percepite, poi solo il 4% delle donne ha effettivamente adottato strumenti tecnologici per evitare furti o rapine nella propria abitazione. A intervenire sono soprattutto donne con professioni superiori, impiegate e quadri, docenti, con istruzione medio-alta. La ricerca evidenzia, infatti, un forte divario fra l'allarme sociale e la concreta attivazione sul terreno della security. Si utilizzano poco i sistemi di sicurezza , spesso reputati troppo complessi, troppo sensibili, inefficaci o quasi impossibili da usare, costosi. Tutta colpa anche del fatalismo e dell'incuria.

16 settembre 2009
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