La dichiarazione dello stato di agitazione dell'Associazione nazionale magistrati «ha tutto il sapore di una guerra preventiva alle riforme», oltre ad essere «inspiegabile, sorprendente e dunque pretestuosa». Così il ministro della Giustizia, Angelino Alfano commenta la decisione del sindacato delle toghe di entrare in agitazione a difesa della Costituzione. L'annuncio è arrivato al termine del Comitato Direttivo Centrale di oggi. Il sindacato delle toghe ha deliberato di «indire assemblee in ogni distretto, aperte a tutti i magistrati, per la valutazione delle iniziative da intraprendere, nessuna esclusa, riservando alla prossima riunione la relativa programmazione».
Da parte sua il ministro della Giustizia Angelino Alfano tiene a sottolineare che «l'idea di porre mano alla Costituzione - sottolinea - è stata annunciata decine di volte in questi mesi di governo, e i contenuti di fondo dell'ipotesi di riforma sono ben scritti nel nostro programma». «Inoltre di riforma costituzionale della giustizia - aggiunge il Guardasigilli - si parla da oltre un decennio poichè già nella Bicamerale presieduta da D'Alema si intervenne robustamente in materia di giustizia». A detta di Alfano, dunque, «il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha tutto il diritto e anche il dovere di realizzare il programma di governo. E se la riforma della Costituzione avrà necessità di una validazione popolare referendaria è perchè proprio ciò è scritto nella Carta costituzionale, che non si può leggere un rigo sì e un rigo no».
Le parole del premier Berlusconi hanno portato alla dura presa di posizione delle toghe che, come a detto il presidente dell'Anm, Luca Palamara, difenderanno «a oltranza i valori della Carta costituzionale». «Noi - ha detto Palamara - diciamo no alla riforma della Carta costituzionale, a difesa dell'indipendenza della magistratura, nell'interesse dei cittadini». «Noi - ha aggiunto Palamara - vogliamo una riforma della giustizia che renda più veloci i processi e metta al centro dell'attenzione i cittadini».
Sull'ipotesi di un Csm sottoposto al controllo del ministero della Giustizia, poi, Palamara fa presente che è in atto «un'autoriforma» per individuare i candidati alle prossime elezioni. «Altro è - spiega - tornare indietro, collocare il pubblico ministero alle dipendenze dell'esecutivo». Palamara si sofferma anche sul «clima di tensione» che c'è in questo momento. E a chi gli chiede se il parlamentino di oggi potrà proclamare uno sciopero, Palamara si limita a rispondere: «decideremo le iniziative piu' appropriate».
Duro il commento del presidente dell'Associazione nazionale magistrati infine contro il servizio andato in onda nei giorni scorsi su Canale 5 su Raimondo Mesiano. Gli «attacchi mediatici di questi giorni» nei confronti del giudice del Lodo Mondadori - dice a questo proposito Palamara sono «ignobili e indecorose aggressioni», che «non ci intimidiscono, ma che stanno creando un forte malcontento nella magistratura». Nel corso della trasmissione Mattino 5 condotta da Claudio Brachino, il magistrato del Lodo Mondadori, è stato infatti seguito e filmato a sua insaputa mentre passeggiava per Milano.