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Quelle case costruite sull'acqua

di Roberto Galullo

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8 Ottobre 2009
Bertolaso: «Più fondi per la messa in sicurezza»

Da Sarno (Salerno) alla Valmalenco (Sondrio) un solo filo conduttore: fiumare che hanno ospitato e continuano ad ospitare case, alberghi e impianti, spesso abusivi, quasi sempre rischiosi.

A Sarno tra il 4 e il 6 maggio 1998 una massa di fango e detriti si è staccata dalla montagna e dalla collina che sovrastavano la stessa Sarno, Siano, Bracigliano e Quindici (Avellino), provocando 161 morti. Da allora a oggi nulla è cambiato. Anzi. Nel bacino idrografico del fiume Sarno, area fertile dell'agro nocerino ma sottoposto a un enorme rischio ambientale, gli scempi edilizi continuano. Nel '98 – anno della tragedia – i cantieri abusivi sequestrati dai vigili urbani furono 74. Dieci anni dopo, nel 2008, sono stati addirittura 300.

Ma la Campania non ha solo quest'area a rischio. Quella di Calitri (Avellino) è, a esempio, una frana attiva che interessa un versante del fiume Ofanto. Qui, secondo Legambiente, centinaia di abitazioni e di residenti, nonostante gli interventi, sono a rischio.

Se dalla Campania si scende in Calabria la situazione non cambia. Il presidente di Legambiente Calabria, Nuccio Barillà, ha denunciato alla Commissione comunale di Reggio Calabria che sul torrente Annunziata dove sorgono edifici universitari – e che un tempo macinava grano e ricchezza – le opere abusive non si contano più. Ma non è un caso isolato. «Nella zona di un'altra fiumara – spiega Barillà – nei terreni sottratti ai torrenti, sorge addirittura un campo sportivo, il Sant'Agata, dove si allena la Reggina calcio. E Dio solo sa cosa accadrebbe se Reggio si allagasse».

Attraversare lo Stretto cambia poco le cose. Il disastro che ha colpito Messina potrebbe ripetersi altrove. In provincia di Agrigento ci sono strade che tagliano fiumi, torrenti e fiumare messe a dura prova dall'abusivismo. Il torrente Platani è tagliato dalla statale 189 in provincia di Caltanissetta. Urbanizzazione a tutto spiano fino a dentro gli alvei delle fiumare a Gela, mentre a Licata (Agrigento) è l'area industriale a essere a rischio esondazione.

I Nebrodi costituiscono la parte mediana della propaggine appenninica che è la catena settentrionale della Sicilia. Si snodano paralleli alla costa per 80 chilometri precipitando nel Tirreno di fronte alle Eolie. Il versante settentrionale è pieno di fiumare «puntellate – denuncia Legambiente – dalla presenza di manufatti edilizi».

Risalire la penisola è penoso. A dare voce ai rischi e agli scempi del Nord è Damiano Di Simine, presidente di Legambiente Lombardia, regione in cui i casi si sprecano. «Il Comune di Varese – afferma – ha permesso la costruzione di un centro commerciale che ospita la catena Iper con annesso parcheggio nell'alveo dell'Olona. Che cosa accadrebbe se il fiume fosse costretto a riprendere il suo letto?». La risposta di Iper non si fa attendere. «Il Centro commerciale Belforte Varese – dichiara la società - è il risultato della ristrutturazione e ampliamento di un preesistente insediamento industriale acquisito da Fiat Auto Spa, realizzato tra l'inizio degli anni 50 e la seconda metà degli anni 60. Le autorizzazioni sono assolutamente in regola e non sono mai stati registrati danni rilevanti conseguenti a inondazioni».

«Nell'Oltrepo pavese le situazioni sono molte – continua Di Simine – ma quello che vorrei ricordare è ancora il caso della funivia di Chiesa in Valmalenco».

A distanza di anni dalla costruzione dell'impianto che trasporta migliaia di sciatori all'anno, non si sono ancora spente le polemiche dell'enorme colata di detriti che è detta, non a caso, "rovinone", sulla quale è ben piantata la funivia. «La proprietà – afferma Di Simine – dice che è talmente resistente che è in grado di deviare qualunque frana, a lato dell'impianto. Peccato che a lato dell'impianto sorga il paese». La famiglia Vismara, proprietaria dell'impianto, ha sempre respinto seccamente ogni ipotesi di rischio, anche a luglio, quando additò Legambiente, che consegnò al Comune la bandiera nera 2009, di catastrofismo preventivo nell'ipotesi di nuove edificazioni nell'area tra i 1.600 e i 2mila metri di quota.

Al Nord le situazioni pericolose sono molte. «A Genova – denuncia Antonio Pergolizzi di Legambiente – la Facoltà di Agraria è stata edificata sul letto del torrente Sturla mentre sul Torrente Verbone c'è stato chi ha avuto il coraggio di costruire una casa-palafitta» (si veda la foto in alto).

http://roberto.galullo.blog.ilsole24ore.com

8 Ottobre 2009
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