E' bufera sulla sulla vicenda di Stefano Cucchi, il detenuto morto in ospedale dopo l'arresto e di cui sono state pubblicate le sconvolgenti foto del cadavere. Il ministro La Russa dice di essere «certo del comportamento corretto da parte dei carabinieri». Sul cadavere del ragazzo romano sono state riscontrate fratture alla spina dorsale, al coccige, alla mandibola e una brutta ferita all'occhio sinistro.
La storia comincia quando i carabinieri fermano il ragazzo nella notte tra il 15 e il 16 ottobre al Parco degli Acquedotti di Roma con addosso venti grammi di droga. Il 22 mattina, Stefano Cucchi è già un cadavere sul tavolo dell'obitorio dell'Istituto di medicina legale, scavato oltre la sua naturale magrezza, con il volto e il corpo tumefatto. La pubblicazione delle foto ha ottenuto il consenso della famiglia che chiede giustizia non convinta della tesi del ministro della Giustizia Angelino Alfano secondo la quale Stefano sarebbe morto in seguito ad una caduta accidentale e al rifiuto di ospedalizzarsi.
Il ministro della Difesa Ignazio La Russa afferma di non aver «strumenti» per dire come sono andate le cose, ma di una cosa si dice «certo: del comportamento assolutamente corretto da parte dei carabinieri in questa occasione». «Non c'è dubbio che qualunque reato abbia commesso questo ragazzo - dice La Russa a Radio Radicale - ha diritto ad un trattamento assolutamente adeguato alla dignità umana. Quello che è successo non sono però in grado di dirlo perché si tratta di una competenza assolutamente estranea al ministero della Difesa, in quanto attiene da un lato ai carabinieri come forze di polizia, quindi al ministero dell'Interno, dall'altro al ministero della Giustizia».
Per Marina Sereni, vicepresidente dei deputati Pd: «Gli italiani, tutti, hanno bisogno di avere fiducia nelle forze dell'ordine e nel rispetto della legalitá da parte di chi è chiamato a far sì che non venga mai violata. La morte di Stefano Cucchi, 31 anni, arrestato per possesso di stupefacenti e restituito cadavere alla sua famiglia dopo otto giorni trascorsi tra carcere e ospedale, ha bisogno di spiegazioni che non vanno soltanto ai suoi parenti o a chi lo conosceva, ma a chi non vuole perdere quella fiducia e quel rispetto verso lo Stato».