«Senza vocazione maggioritaria, il partito muore. Se rifluisce sulle posizioni della sinistra socialista o se punta alla grande coalizione, il Pd si suicida». E ancora: «Nel breve periodo, una coalizione che metta insieme l'Udc e la sinistra radicale è semplicemente impensabile. Ci vuole un'alleanza riformista che abbia però al centro un partito grande, un partito di centrosinistra».
Il messaggio di "auguri" dell'ex leader e fondatore del Pd Walter Veltroni al suo successore Pierluigi Bersani non poteva essere più chiaro né contenere in sé una maggiore presa di distanza: questo partito che si è rimpiccolito nell'area socialdemocratica non è più il mio, sembra dire. Non mancano i motivi di risentimento personale nel ricordare i motivi delle sue dimissioni nel febbraio scorso («c'era un tale sbarramento di fuoco amico che per ammazzare me, avrebbero ammazzato il partito – dice Veltroni –. Io mi sono tirato indietro per salvare il Pd»).
Ma certo il partito che si disegna nel dopo primarie è diverso da quello a vocazione maggioritaria da lui immaginato all'interno di un sistema tendenzialmente bipartitico. La visione di Bersani appare più vicina a quella di un centro-sinistra classico, con un Pd riformista sì ma radicato a sinistra e alleato con il centro. Centro che si sta rapidamente mettendo in movimento, ben oltre l'Udc di Pierferdinando Casini. Francesco Rutelli, dopo aver annunciato che la sua strada si separerà da quella del Pd per ragioni che in qualche modo somigliano a quelle enunciate da Veltroni («il binario di Bersani è quello vecchio del socialismo»), ha presentato ha Roma il documento dei 11 "coraggiosi" per costruire una nuova offerta politica alternativa alla destra «che non riesce a realizzare le decisioni e le riforme necessarie» e a un'opposizione imperniata su un Pd rifluito nella socialdemocrazia: «La risposta non può venire dal populismo di destra, né da una sinistra socialdemocratica, un'esperienza che ha un valore storico ormai esaurito». Tra i firmatari Bruno Tabacci, Giuliano Da Empoli, Massimo Cacciari, Linda Lazillotta e Giuseppe Vita. Non sono nomi di poco conto del mondo democratico, e il neosegretario dovrebbe tenere le orecchie tese. Il progetto non appare banale e ha i tempi lunghi necessari a crescere, magari attraendo gli scontenti di entrambi i poli, dal momento che né Rutelli da una parte né Casini dall'altra hanno fretta e parlano esplicitamente del 2010 inoltrato...