Negli enti di ricerca il 40% dei contratti è a tempo determinato. Non se la passano bene nemmeno all'università, dove il lavoro è precario quasi in un caso su 5 (17 per cento). In genere, sono i ministeri a utilizzare prevalentemente lavoratori a tempo indeterminato (99%), anche se solo 8 amministrazioni sulle 50 totali hanno esclusivamente personale assunto definitivamente. Il "posto fisso" non è poi "un valore" così scontato come si crede, nemmeno nell'orbita pubblica. Almeno stando ai dati riportati nella relazione 2008 sullo stato della Pubblica amministrazione, inviata alle Camere dal ministro Renato Brunetta. Negli enti pubblici non economici, per esempio, lavora a tempo determinato il 10% del personale. Una quota che scende al 3,4% nelle agenzie e all'1,8% negli enti previdenziali.
Nei ministeri sono praticamente inutilizzati i contratti a tempo determinato (1%) e il telelavoro (0,1%), introdotto nella pubblica amministrazione, circa 10 anni fa, con il Dpr 70 del 1999. Qui, lo strumento di "flessibilità" più diffuso è rappresentato dal part time. A fine 2008, sottolinea la relazione, i dipendenti in part time sono passati dai 17.361, nel 2007, a quota 17.221, con un decremento di appena 140 unità. Anche se sono aumentati i risparmi di spesa per l'Erario. Nel 2007, ammontavano a 112.875.504 euro e, nel 2008, sono saliti a 119.864.780 euro, per effetto, spiega la relazione, di una diversa distribuzione tra le qualifiche professionali. Il risparmio medio per un dipendente in part-time è di 6.960 euro.
Oltre a uno "zoccolo duro" di lavoro precario, duro a sparire, la fotografia del pubblico impiego inviata alle Camere svela, anche, come siano, ancora, poche le amministrazioni che si sono dotate di un proprio codice di condotta per la prevenzione delle molestie sul luogo di lavoro: solo il 38 per cento. E, ancora, meno quelle che hanno nominato la Consigliera. A 9 anni, poi, dall'introduzione della legge sui congedi parentali (legge 53/2000) sono sempre le donne che ne usufruiscono in misura maggiore rispetto agli uomini. In tutte le amministrazioni, i congedi parentali utilizzati dalle donne sono la maggior parte dei congedi totali: si va da un tetto del 50%, fino a un massimo di oltre il 90% in alcuni enti. Stesso trend se si analizzano la durata media dei congedi: i congedi delle lavoratrici sono sempre più lunghi rispetto a quelli dei lavoratori, in media quasi 3 volte (2,8).