Bossi spara alzo zero contro gli immigrati, Fini replica a stretto giro senza risparmiare nulla. Potrebbe sembrare paradossale, visto che la legge attualmente in vigore è firmata da entrambi. Anche questo è il tenore del dibattito politico in Italia. Contraddizioni e ripensamenti a parte, resta alta la tensione tra i leader della maggioranza. «Con gli anatemi e le battute non si risolve il problema». Gianfranco Fini replica indirettamente così a Umberto Bossi che chiede di «rimandare a casa gli immigrati».
Parlando di cittadinanza all'appuntamento promosso da Farefuturo e Con, il presidente della Camera spiega: «Io non ho una ricetta, faccio delle riflessioni che non possono essere liquidate come boutade estemporanee perché è un tema che ci occuperà per i prossimi 20 anni». Per fini Bossi difetta di logica:. «Non riesco a trovare - dice infatti - argomentazioni logiche contro queste riflessioni. Ci può essere la battuta o l'anatema, ma non si risolve il problema». Poco prima il senatùr aveva dichiarato in Transatlantico a proposito dell'ipotesi di diritto di voto esteso agli immigrati: «Noi restiamo della nostra idea: gli immigrati devono essere mandati a casa loro. Non c'è lavoro nemmeno per noi...».
Intervenendo alla Camera ad un dibattito con il finanziere-editore Tarek Ben Ammar e con il vicecapogruppo del Pdl Italo Bocchino, Fini ha detto invece di «condividere al cento per cento» la proposta di una cittadinanza «di qualità» avanzata da Bocchino (che prevede si possa fare domanda dopo cinque anni in Italia, ma ci si debba poi sottoporre a corsi di lingua e di educazione civica, ad esami e alla fine anche al giuramento da cittadino dinanzi alla bandiera italiana).
Il presidente della Camera si è spinto a sostenere che l'Italia «che non ha un passato coloniale (e qui ci sarebbe qualcosa da obiettare, ndr), ma una storia di emigrazione», dovrebbe «riflettere a fondo su cosa significa integrazione». Su questo tema, «si può liquidare tutto con la battuta lasciamoli a casa ma non risolve il problema perché gli immigrati ci sono e ce ne saranno sempre di più».