ASSISI. È l'ora per l'Italia di arrivare a un armistizio tra le forze politiche per il bene del Paese, a un "disarmo" tra le parti, vero e proprio. «Si registra un'aria di sistematica e pregiudiziale contrapposizione, che talora induce a ipotizzare quasi degli atteggiamenti di odio: se così fosse, sarebbe oltremodo ingiusto in sé e pericoloso per la Nazione», dice il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, nella prolusione all'Assemblea generale d'autunno dei vescovi italiani, riuniti alla Domus Pacis di Assisi-Santa Maria degli Angeli.
«Si impone una decisa e radicale svolta tanto nelle parole quanto nei comportamenti, diversamente verrebbe prima o poi a inquinarsi il sentire comune, con conseguenze inevitabili in termini di sfiducia e disaffezione verso la cosa pubblica, e un progressivo ritiro dei cittadini nel proprio particolare. La gente, con i suoi problemi, ha il diritto di cogliersi al primo posto rispetto alle preoccupazioni rimbalzanti dal dibattito sia pubblico che privato». Insomma, è «necessario e urgente svelenire il clima generale, perché da una conflittualità sistematica, perseguita con ogni mezzo e a qualunque costo, si passi subito ad un confronto leale per il bene dei cittadini e del Paese intero».
Ai vescovi piacerebbe che, «nel riconoscimento di una sana − per quanto vivace − dialettica, inseparabile dal costume democratico, si arrivasse a una sorta di disarmo rispetto alla prassi più bellicosa, che è anche la più inconcludente. Ci rendiamo conto che il compito esige sì da parte di ciascuno un supplemento di buona volontà come di onestà intellettuale, ma anche il superamento di matrici ideologiche che sembrano talora rigurgitare da un passato che non vuole realmente passare».
Una coesione necessario per affrontare i nodi del sistema-paese, «sistema che invece oggi come non mai dovrebbe rivelarsi scattante per cogliere al balzo i cenni di uscita dalla crisi e potenziarli, così da accorciare le sofferenze che la situazione dell'economia mondiale ha finito per scaricare sulle categorie più deboli, specialmente sul fronte del posto del lavoro. Il Paese deve tornare a crescere, perché questa è la condizione fondamentale per una giustizia sociale che migliori le condizioni del nostro Meridione, dei giovani senza garanzie, delle famiglie monoreddito».
Per Bagnasco il popolo italiano, che tanti sacrifici ha affrontato e affronta, «gradirebbe davvero uno scatto in avanti nel segno della risolutezza e del superamento delle campagne denigratorie come delle polemiche strumentali. Ciascuno, ripeto, è chiamato in causa in quest'opera d'amore verso l'Italia: è una responsabilità grave che ricade su tutti, in primo luogo sui molti soggetti che hanno doveri politico-amministrativi, economico-finanziari, sociali, culturali, informativi».
Eppoi i problemi in cima alla lista dei vescovi, primo tra tutti la Ru486: «Per nessuno la nostra radicale riserva vuol suonare come una mancanza di rispetto o di stima, e tuttavia non possiamo non dire che l'intera operazione volta a rendere fruibile la controversa pillola non ci ha convinto né come cittadini né come pastori. Non si potrà non riconoscere, come già fa la legge 194, la possibilità dell'obiezione di coscienza agli operatori sanitari, compresi i farmacisti e i farmacisti ospedalieri, che non intendono collaborare direttamente o indirettamente ad un atto grave».
Inoltre si affronta ventilata ipotesi dell'ora di religione islamica. «Non è in discussione, come pure si è detto da qualche parte, la libertà religiosa di chicchessia, ma la peculiarità della scuola e le sue specifiche finalità che − in uno Stato positivamente laico − sono di ordine culturale ed educativo. Infatti, l'insegnamento di religione cattolica, com'è noto, non è un'ora di catechismo, bensì un'occasione di conoscenza che si vuole assicurare circa quei principi del cattolicesimo che fanno parte del patrimonio storico del popolo italiano». Sulla scuola Bagnasco si augura che «i fondi destinati al sistema dell'istruzione non statale, cioè alla scuola libera», cifre sulle quali inizialmente erano previste decurtazioni consistenti, «possano essere prontamente reintegrate».
Infine il capitolo dell'immagine mediatica della Chiesa, a cui verrà dedicata una sessione dei lavori, che dureranno quattro giorni: «Non di rado c'è – dice Bagnasco di fronte a circa 250 vescovi italiani - una sottovalutazione del concreto-essenziale nella vita della Chiesa, di ciò che le consente di essere nonostante tutte le resistenze e le avversità, e la tendenza a far figurare preponderante ciò che non lo è. Quando si trascura o si ignora il quadro delle priorità nel quale si collocano i singoli eventi o pronunciamenti – vuoi del Pontefice, vuoi dell'Episcopato – diventa difficile evitare rappresentazioni parziali o fuorvianti, critiche ideologiche e finanche preconcette, letture volte ad attribuire intenzioni o parole che non hanno motivo di esserci in quei termini».