Forte tensione nel governo dopo l'attacco del ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, al titolare dell'Economia, Giulio Tremonti. Da Doha, in Qatar, dove è impegnato nella seconda tappa della "missione d'Arabia", il premier Silvio Berlusconi - insignito delle massima onorificenza reale saudita dal re Abdullah - in una lunga telefonata ha però rassicurato Tremonti sul sostegno alla sua linea politica.
A dare fuoco alle polveri nel governo era stata l'intervista del ministro Pdl per l'Innovazione e la Riforma della Pa, Renato Brunetta, in prima pagina sul Corriere della Sera. «E' ora di cambiare passo - ha attaccato Brunetta all'indirizzo del ministro dell'Economia Giulio Tremonti- Tremonti esercita veti ciechi e conservatori sull'attività di tutti noi: ha praticamente commissariato l'esecutivo. Ne soffriamo tutti».
Tremonti è rimasto in silenzio. Ma, a conferma del sostegno del Premier, è arrivata la dichiarazione dettata dal Qatar da Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e portavoce del Consiglio, che ha lasciato intendere come da via XX Settembre si sia chiesto e ottenuto di sapere se Brunetta aveva parlato a titolo personale o anche in conto terzi nel Pdl e nel Governo. E così Bonaiuti ha schierato senza ombre di dubbi Berlusconi al fianco di Tremonti, con netta presa di distanza da Brunetta. «La linea di politica economica fondata sul criterio della disciplina di bilancio e seguita dal Ministro dell'Economia Tremonti è ispirata dal presidente del Consiglio e seguita dall'intero Governo», ha affermato Bonaiuti.
Anche il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha cercato di correre in soccorso alla stabilità dell'esecutivo. «Chissenefrega -dice secondo la nouvelle vague del linguaggio politico - delle liti personali Tremonti-Brunetta: il governo è compatto e la politica è una sola: è quello che conta, non le questioni personali».
In serata arriva anche una replica di Brunetta che ci tiene a precisare: «Il problema non è tra me e Tremonti, non è personale». E infatti, spiega Brunetta «il punto non è la scortesia. Ma ciascuno deve fare bene il proprio mestiere, ha fatto benissimo il signor no, adesso deve fare il signor sviluppo» perché dopo una giusta fase del rigore è arrivata la «seconda fase». Quella della ripresa economica, occorre quindi «iniziare a far respirare l'economia». A questo proposito il ministro della Funzione pubblica sottolinea che l'esigenza del paese adesso è aprire un dibattito, mentre fino ad ora, «si è vista una continuitá dei no, e questo non può essere perché rischia di far morire sul nascere la ripresa». Mentre prima c'era il rigore, «perché eravamo una burrasca, adesso deve essere declinato all'interno dello sviluppo economico». Se non si fará così il paese rischia il declino «non più per la crisi ma perchè non riesce a cogliere il cambiamento».
Brunetta poi aggiunge: «Sono responsabile di quello che dico, delle analisi che faccio e aspetto che si apra un dibattito nel paese, sui giornali, all'intero del governo. Da questo punto di vista continuo sulla mia strada» perché per Brunetta «non è pensabile che tutto possa essere lasciato affidato al gratta e vinci antievasione. Può essere una cosa che ci fa sorridere e recuperare qualche centinaia di milioni di euro. Ma non è solo di questo che ha bisogno il paese. Ho sentito il dovere di dire queste cose, me ne assumo la responsabilitá».