Una calendarizzazione immediata della riforma professionale. Con questa la promessa il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri infiamma e rassicura gli animi degli oltre 1600 avvocati che hanno partecipato alla VI conferenza nazionale dell'Organismo unitario dell'avvocatura che si è chiuso sabato a Roma. La platea, riunita nel centro congressi dell'Hotel Hilton, considera dunque, dopo il si del senato e l'impegno preso da Gasparri, un risultato acquisito la riforma dell'ordinamento forense. E poco importa se la data esatta per la discussione in aula non è stata fissata. Sul nuovo statuto dei legali sono appuntate le speranze di ridare dignità a una professione che fa fatica a mantenere un buon livello di qualità a causa degli oltre 230 mila iscritti all'albo, che rischiano di diventare presto 300 mila, come ha sottolineato, incassando un applauso di un minuto il presidente della commissione giustizia del Senato Filippo Berselli.
L'altra carta da giocare, per stringere le maglie dell'accesso, viene individuata nella richiesta – avanzata dal presidente dell'Oua Maurizio de Tilla - di mettere il numero programmato all'università. Va oltre l'ex presidente del Cnf Nicola Buccico che – nello stesso giorno in cui il presidente dell'Antitrust Catricalà invita a comprendere l'esame di abilitazione nella sessione di laurea - parla di numero chiuso negli atenei e della necessità di possedere la maturità classica per iscriversi a giurisprudenza. Un imbuto che sarebbe necessario per arginare ogni anno una valanga di nuovi desiderosi di ingrossare le fila di un esercito che, nel 1995 contava "solo" 60 mila avvocati.
Ma le buone notizie sul palco dell'Hilton non le ha portate solo il senatore Gasparri. Anche il sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo annuncia la presentazione, in uno dei prossimi consigli dei ministri, del progetto di riforma della magistratura onoraria. Giudici laici che – secondo Caliendo – devono essere più giovani e più preparati. Un risultato da raggiungere fissando il limite di età a 60 anni e affermando l'obbligatorietà di almeno 6 mesi di tirocinio.
Ancora una richiesta, alla ricerca della "dignità perduta", gli avvocati la fanno per ottenere una modifica della Costituzione per un effettivo riconoscimento della parità di ruolo con i magistrati. E su questa iniziativa hanno chiesto e ottenuto il supporto di tre presidenti emeriti della Corte costituzionale. Riccardo Chiappa, Annibale Marini e Cesare Mirabelli si sono, infatti, espressi per la fattibilità della modifica che metta i due soggetti della giurisdizione sullo stesso piano. Soprattutto – spiegano gli avvocati- nell'interesse della giustizia e dei cittadini di veder rappresentati i loro diritti nel migliore dei modi. E parte sempre dall'obiettivo di tutelare i cittadini il patto per la giustizia sottoscritto dall'Oua con l'Associazione nazionale magistrati e gli operatori del settore. Tema che è stato oggetto della tavola rotonda, moderata dal direttore del sole 24 ore Gianni Riotta, a cui hanno preso parte avvocati e magistrati. Accomunati – a parere del consigliere del Csm Cosimo Ferri – dall'esigenza di mettere mano a provvedimenti in grado cambiare il volto dei processi, in particolare, quello civile «che mortifica sia il ruolo dell'avvocato che quello del giudice».