Riforme sì, ma condivise e non a colpi di maggioranza. Lo ha detto il Presidente della Camera Gianfranco Fini intervenendo oggi al Consiglio Comunale di Prato: «Riscrivere le regole - ha detto Fini - deve necessariamente comportare l'impegno per una riscrittura che sia quanto più possibile condivisa perché le regole riguardano tutti, perché le istituzioni della Repubblica sono le istituzioni di ogni italiano, perché sarebbe certamente un momento difficile per il nostro Paese quello in cui dovesse affermarsi il principio che in ogni democrazia dell'alternanza, ogni maggioranza modifica a proprio piacimento quelle che sono le regole del vivere civile, regole che devono impegnare tutti gli italiani».
È proprio la nostra Costituzione - ha proseguito Fini nel corso del consiglio comunale di Prato riunito in seduta straordinaria - ad indicare con chiarezza le modalità attraverso le quali è possibile modificare la Costituzione». Fini ha aggiunto che «è certamente possibile fare delle riforme avvalendosi di maggioranze ordinarie, ma in quel caso si è sottoposti all'esame dell'unico soggetto che nella democrazia è sovrano, il corpo elettorale». Fini ha poi sottolineato che «l'esperienza recente deve insegnare a tutti che se vogliamo riforme condivise in grado di gettare solide basi di credibilità delle istituzioni per il prossimo futuro non ci si deve stancare di cercare il confronto ed evidenziare positivamente quello che può unire mettendo in disparte tutto ciò che può dividere. Parlando di riforme strutturale Fini ha concluso che «il Paese non può continuare a dilaniarsi come in una perenne campagna elettorale».
Sostegno all'industria manifatturiera. «Servono politiche più incisive a sostegno dell'industria manifatturiera italiana» ha detto il presidente della Camera a Prato. «Non significa recuperare anacronistici protezionismi - ha spiegato - ma rispettare e far rispettare a tutti le regole comunitarie e internazionali. Il libero mercato e la libera circolazione delle merci non possono significare anarchia: il mercato senza regole diventa anarchia, e non produce ricchezza ma solo ingiustizie».
Di conseguenza, secondo Fini, «libero mercato non può significare dumping, libertà di contraffare, sfruttamento selvaggio del lavoro. Mi auguro che le autorità e le istituzioni italiane - ha concluso il presidente della Camera - sappiano far valere in Europa e a livello internazionale le ragioni dell'industria nazionale, e dei marchi italiani, dall'aggressione dei furbi e dei disonesti».