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Un piano «B» per la banda larga

di Carmine Fotina

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10 Novembre 2009
Funzioni e potenzialità dell'internet veloce

Alla fine, se tutto filerà liscio, sui fondi alla banda larga si potrebbe almeno firmare un compromesso. È questo l'obiettivo minimo al quale in queste ore sta lavorando la "diplomazia" dell'internet veloce: nel prossimo Cipe via libera solo a una prima tranche degli 800 milioni congelati dal governo, forse tra 200 e 250 milioni. «Mi auguro che il piano parta in tempi brevi – insiste il ministro dello Sviluppo Claudio Scajola, in missione con le imprese in Brasile – faremmo fare all'Italia un salto fondamentale verso il futuro, così come è stato per l'Autostrada del sole negli anni 60».

Secondo Paolo Romani, viceministro allo Sviluppo economico con delega alle Comunicazioni, l'assegnazione delle risorse in più tappe sarebbe una buona soluzione tenuto conto delle urgenze della crisi che hanno portato al veto del ministro dell'Economia Giulio Tremonti. «Con Tremonti ci siamo confrontati nei giorni scorsi – spiega Romani al Sole 24 Ore – giustamente si preoccupa di gestire risorse per eventuali emergenze, stiamo trattando e confido che al prossimo Cipe si possa dare almeno un segnale politico mostrando che il governo è consapevole del potenziale strategico della banda larga. Degli 800 milioni a noi va bene che ce ne diano anche solo un terzo, solo una parte, entro la fine dell'anno». «In fin dei conti – aggiunge – la maggioranza è d'accordo, anche l'opposizione, l'unico che non è d'accordo è Tremonti, cercheremo di convincere anche lui».

In sedi tecniche, gli uffici dello Sviluppo economico avrebbero avanzato un piano piuttosto soft in base al quale gli 800 milioni a valere sui fondi Fas verrebbero rateizzati con quote di pari importo fino al 2013. Sarebbe sufficiente distribuire i fondi per competenza perché sulla base di questo impegno potrebbero poi essere attivati finanziamenti privati come anticipo di cassa. Di nomi di possibili partner se ne fanno diversi, incluso quella della cinese China Development bank, e Romani non smentisce. Ci sono stati contatti – ammette – «hanno liquidità che potrebbero investire in infrastrutture. Ma non ci sono soltanto i cinesi, di gente in giro per il mondo che potrebbe essere interessata ce n'è tanta». Il problema, aggiunge, è che «le banche o altri soggetti che potremmo coinvolgere, come la Cassa depositi e prestiti e la Bei, hanno bisogno di garanzie di rientro». Lo spiega ancora meglio il presidente della Cdp Franco Bassanini, sottolineando che un eventuale intervento sarebbe vincolato a un'adeguata remunerazione degli investimenti, che sul progetto anti "digital divide" è tutta aleatoria.

A chiedere un ripensamento da parte del governo è l'intera industria delle tlc. All'appello di Gabriele Galateri, presidente di Telecom e delegato Confindustria per la banda larga, si aggiunge quello di Stefano Pileri, presidente di Confindustria servizi innovativi e tecnologici. Nell'insurrezione per internet a 2 megabit c'è spazio poi per Confcommercio e Unioncamere, i costruttori di impianti e sistemi digitali (Anie, Assistal), gli investitori pubblicitari che sperano decolli l'advertising online (Iab, Upa, Assorel, Fcp, Assointernet), i comunicatori, le imprese di servizi e contenuti multimediali (Assocomunicazione, Aesvi, Fedoweb), le associazioni dei consumatori costretti a navigare mestamente in banda stretta. Dal passaggio ai 2 megabit al secondo per tutti ci si attendono più investimenti, commesse, una scossa all'occupazione nel settore dell'information technology in cui l'Italia ha già perso investimenti nazionali e adesso vede a rischio quelli stranieri. Anche il Partito democratico cavalca la protesta e sul finanziamento della nuova rete digitale sfida il governo con una serie di emendamenti alla finanziaria da oggi all'esame del Senato: «Per l'esecutivo sarà il giorno del giudizio, verificheremo se le nuove promesse sono o no balle digitali» incalzano i senatori del Pd Luigi Vimercati e Vincenzo Vita, vicepresidente della commissione Cultura.

Senza una svolta nelle connessioni resterebbe pura teoria anche il piano di digitalizzazione della Pubblica amministrazione. Il ministro della Pa Renato Brunetta, al pari del titolare dello Sviluppo economico e del viceministro Romani, sta facendo le sue mosse per evitare il peggio e per ora diffonde ottimismo: grazie «all'impegno che il Cipe ha preso su specifica richiesta del ministro Scajola», dice, i primi fondi saranno utilizzabili già nel 2010. Eppure potrebbe non essere una storia a lieto fine. Anche Telecom Italia, dopo aver posto un'attenzione spasmodica sul tema della banda larga, sembra avere abbassato la guardia. Almeno è così che Romani sembra interpretare l'avvicendamento di Stefano Pileri, storico capo della rete Telecom e grande supporter della realizzazione di un'infrastruttura avanzata basata sulla fibra ottica. «Dispiace aver perso un interlocutore come Pileri – dice il viceministro –. Con lui avevamo lavorato alla predisposizione del piano per abbattere il digital divide. Se posso commentare più in generale l'andamento di Telecom Italia – aggiunge – c'è preoccupazione perché vedo solo dismissioni o ipotesi di riduzione del sistema che ruota intorno al principale operatore italiano. Sulle strategie ci piacerebbe vedere anche delle opzioni alternative».
  CONTINUA ...»

10 Novembre 2009
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