Lo show down è fissato per martedì mattina a Montecitorio. Prima il confronto a due tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi, poi – forse mercoledì – il summit a tre al quale parteciperà anche Umberto Bossi per trovare la quadra sulle candidature alle regionali. Al centro del contendere ancora una volta la questione giustizia. Non tanto la riforma costituzione che prevede la separazione delle carriere dei magistrati e l'istituzione di un doppio Csm, che Berlusconi ha rilanciato spesso negli ultimi giorni e sulla quale c'è l'accordo di massima degli alleati. Il punto è la "leggina" che dovrebbe mettere il premier al riparo dai processi riapertisi dopo la bocciatura del lodo Alfano da parte della Consulta. Leggina alla quale Berlusconi sembra aver legato il destino della legislatura. Tanto da chiedere la "firma" dei suoi maggiori alleati e dei parlamentari del Pdl.
L'ipotesi a cui si sta lavorando è sempre quella della prescrizione breve: taglio di un quarto. Ma la soluzione dovrà essere «presentabile e difendibile» di fronte all'opinione pubblica: insomma, no a leggi ad personam. Come fa capire anche Giulia Bongiorno, la finiana presidente della commissione Giustizia alla Camera, in una lettera al Corriere della sera: giusto il diritto dei cittadini di sapere che esiste un termine oltre il quale lo Stato non può più avanzare la propria pretesa punitiva ma giusto anche il diritto delle vittime dei reati in attesa di giudizio di vedere soddisfatte le loro aspettative. Insomma il punto di compromesso a cui stanno lavorando i "tecnici" – la stessa Bongiorno e Niccolò Ghedini, deputato Pdl nonché avvocato del premier – è difficilissimo da trovare. Ma la sensazione pre-vertice è che da parte di Fini ci sia un'apertura su questo punto, o quanto meno la volontà di non andare alle barricate.
Diverso è il giudizio politico complessivo. Nella trasmissione domenicale di Fabio Fazio il presidente della Camera è stato durissimo con il premier: «siamo leali ma non supini, il Pdl non è una caserma e il premier non può comportarsi da monarca»; «Feltri è un giornalista libero ma è anche vero che Berlusconi è il suo editore» (riferendosi agli ormai quotidiani attacchi del Giornale nei suoi confronti); «da evitare candidature inopportune alle regionali» (riferendosi all'ipotesi della candidatira in Campania per il sottosegretario all'Economia Nicola Cosentino, sospetto di rapporti con la camorra); «Berlusconi ha sì il diritto di governare ma deve rispettare le istituzioni, dal Quirinale al Parlamento alla Consulta». Quanto alla sua "firma" sotto la leggina salva-premier, Fini è stato chiarissimo: «Gli autografi si chiedono a Sting, non ai deputati, e il presidente della Camera, poi, non firma proprio nulla».
È su questo piano più generale, indipendentemente dalla soluzione che si troverà al problema dei processi contro Berlusconi, che si gioca la partita per la futura leadership del centro-destra. Una guerra di logoramento di cui ora è difficile prevedere gli esiti. Intanto la "leggina" si appresta a divenire, in Parlamento, un'arma di pressione interna.