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Tesori pubblici

di Juan Carlos De Martin

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Giovedí 11 Marzo 2010

Le molteplici articolazioni della pubblica amministrazione ormai hanno tutte qualcosa in comune, ovvero, la produzione di prodigiose quantità di informazioni in formato digitale. A volte tali informazioni sono il risultato primario dell'attività di un'amministrazione: pensiamo ai dati cartografici, al catasto, alle informazioni meteorologiche, o all'archivio di emittenti radiotelevisive pubbliche. In altri casi, invece, i dati sono prodotti dall'amministrazione nell'adempimento degli obiettivi istituzionali, ma sono un mezzo rispetto all'output principale, prodotto o servizio che sia. Questo potrebbe essere il caso, per esempio, della banca dati dei tempi di percorrenza medi dei mezzi pubblici in una grande città o la mappa geografica dei codici di avviamento postale. Tali dati – espliciti e visibili nella prima tipologia e perlopiù invisibili al pubblico nella seconda – sono nel loro complesso denominati "informazioni del settore pubblico" (Psi).

È significativo che in Italia tale denominazione inizi a essere utilizzata diffusamente solo da poco tempo. Fino a poco fa, infatti, la consapevolezza che le pubbliche amministrazioni si possano sempre più considerare anche come entità che acquisiscono, producono e comunicano informazione era minimale. Senza tale consapevolezza, è quasi normale che i dati vengano di norma prodotti e usati al bisogno, a seconda delle specifiche circostanze, ma senza linee guida omogenee, senza tener conto di usi e riusi diversi da quelli per cui vengono originariamente prodotti, senza una visione d'insieme o di lungo termine.

Ne consegue una realtà altamente frammentata e variabile. I dati possono essere disponibili (a volte) o meno (molto più spesso). Possono essere disponibili, ma solo a favore di determinate entità. La loro stessa esistenza può essere nota grazie ad appositi registri (quasi mai), o invece essere ignota al pubblico o ad altre amministrazioni o persino ad altri uffici della medesima amministrazione. Possono essere disponibili a prezzo di mercato, oppure al costo marginale di riproduzione del supporto oppure gratis. Possono essere preservati per anni dall'entità che li ha prodotti oppure scartati subito dopo l'uso. Possono avere qualità garantita o meno. Possono essere resi disponibili con formati aperti e ben documentati, o con formati che vincolano all'uso di determinati software o apparati. Possono venire utilizzati per qualsiasi utilizzo o meno. E così via.

Il prezzo che paghiamo per tale assenza di strategia e di iniziative in merito alle informazioni del settore pubblico è enorme e destinato a crescere ulteriormente se l'Italia non diventa subito più attiva. Altri paesi, infatti, hanno capito da tempo che le informazioni pubbliche sono un importantissimo fattore di crescita economica e sociale, come evidenziato anche da una specifica Direttiva Europea (2003/98/EC), in vigore dal 2003. Economica perché sulla Psi è possibile fare imprenditorialità, dalla semplice applicazione per smartphone che fornisce i tempi di arrivo dei mezzi pubblici, a complessi servizi di logistica, ambientali, o altro ancora.
Sociale perché la società civile con la Psi può sia monitorare con maggiore efficacia la pubblica amministrazione e la politica (vedere, per esempio, www.wheredoesmymoneygo.org), sia sostituirsi a essa, magari anche solo temporaneamente, laddove essa fosse carente o non sufficientemente agile o veloce (www.seeclickfix.com). Su queste basi si capisce perché negli Usa l'Amministrazione Obama, con uno dei suoi primi atti, abbia disposto la creazione del portale integrato www.data.gov e perché di recente il governo britannico ne abbia seguito l'esempio, su consiglio di Tim Berners-Lee, dando vita al sito www.data.gov.uk.

Il motto di entrambe le iniziative anglosassoni potrebbe essere: «Dati grezzi subito e gratis». Grezzi e subito perché i dati scadono e perché gli ingegneri sanno gestirli anche se non rifiniti e certificati. Gratis perché bisogna resistere alla tentazione, fortissima in tempi di ristrettezze di bilancio, di indurre la Pa a far pagare i propri dati: è un dato di fatto ormai dimostrato, infatti, che i modesti introiti per la singola Pa si otterrebbero a scapito degli introiti di fiscalità generale molto più ingenti che si avrebbero se i dati fossero disponibili online gratuitamente. Secondo alcuni studi relativi, per esempio, ai dati meteorologici, l'indotto economico generato rilasciando i dati liberamente online (in Usa) è da tre a dieci volte superiore a quello generato vendendo i dati a prezzi di mercato (come capita spesso in Europa).

L'Italia ha un grande bisogno di attivare fattori di crescita economica e sociale. La definizione di una solida e coraggiosa politica sulle informazioni del settore pubblico, è forse, tra tutte, l'azione di governo in assoluto con il miglior rapporto costi-benefici, nonché quella che, tra tutte, dovrebbe registrare la più ampia convergenza tra tutte le parti sociali. Ministro, let's do it!

Giovedí 11 Marzo 2010
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